La retorica del pallone adesso rischia di diventare un peso per un sindaco che ha un ruolo politico (volente o nolente)

(di Bulldog) Lo so, nei primi cento giorni di luna di miele non si è usi a mettere le mani nel piatto, a bere il brodo rumorosamente, a commentare ad alta voce in chiesa…insomma, ci si comporta bene. Ma al neosindaco Damiano Tommasi, a rischio di violare questo breve periodo di benevolenza e simpatia verso i neoeletti, qualcosa la vorrei dire. Ho letto le cronache del dibattito di ieri sera alla Festa dell’Unità di Roma dove avrebbe dovuto portare il senso, la sintesi, della sua avventura politica. E del suo successo. Ma, purtroppo, ho letto un continuo e costante richiamo alla retorica calcistica. Magari il collega di Roma dorme con la maglia della squadra del cuore al posto del pigiama, però…zona, fuorigioco, Zeman, don Capello, la “maggica” Roma, la partita, la squadra…basta, sindaco, basta. Capisco che lo sport sia una componente essenziale del suo background, della sua formazione, del fascino che esprime, della simpatia che suscita. Ma adesso basta. Questo capitolo della sua vita già lo conosciamo. Lei, sindaco, non ha settant’anni, non è un reduce che deve raccontare alle nuove generazioni di marmittoni quanto fatto sulle pietraie del Carso o sul Don. Non sta tenendo una lezione motivazionale ad una squadra di giovani atleti (attività peraltro meritoria dove sì serve l’esempio di un professionista coi piedi ben piantati per terra…).

Sindaco, questa retorica continua non le serve. Lei sta guidando una delle prime città d’Italia ed il suo risultato è guardato da molti come una delle novità più belle della politica nazionale. Una fascia importante dell’elettorato italiano guarda a lei come possibile leader. Che bisogno c’è di continuare con la retorica del pallone?

Ci parli, quanto prima, di cosa vuole fare concretamente: aeroporto, fiera (siamo ancora incartati, lo sa vero?), università, lavoro per i giovani, attrazione di nuove imprese, central park, filobus, inquinamento…l’elenco delle urgenze e delle cose che Verona attende è lungo. Non butti sempre la palla in tribuna (ecco, ci sono cascato pure io) e prenda in mano la città. Di calcio parliamo lunedì, che ne dice?

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