La rivolta delle aziende biomedicali contro il payback che rischia di portare al fallimento molte imprese del settore 

Le aziende biomedicali di tutt’Italia sono preoccupate per gli effetti disastrosi che potrebbe avere il meccanismo del payback sull’occupazione e sulle forniture al sistema sanitario. Ieri i loro rappresentanti hanno manifestato a Roma per chiedere l’abolizione del meccanismo del payback per i dispositivi medici, che prevede il pagamento di 2,2 miliardi di euro da parte delle aziende entro gennaio, per compensare lo sforamento dei tetti dalle Regioni. Il payback era stato inventato dal governo Renzi e prevede che nel caso i costi delle forniture alle strutture del Ssn dei dispositivi medici sfori la cifra che era stata prevista nei bilanci regionali, la differenza venga pagata per metà dalle Regioni e per l’altra metà dalle stesse aziende. La norma si applica alle forniture effettuate dal 2015 al 2018, su dispositivi medici dai più semplici (garze, siringhe), fino a strumentazioni molto più complesse (stent, pacemaker, TAC, risonanze, PET e altro).

Un meccanismo, afferma Fernanda Gellona, direttore generale di Confindustria dispositivi medici, che “mette a rischio migliaia di posti di lavoro e anche la salute stessa dei cittadini, che non potranno più vedersi garantiti i dispositivi medici ospedalieri di ultima generazione se le aziende saranno costrette a a fare i conti con tale contesto di crisi”.

Un meccanismo che appare iniquo ed anche incostituzionale. Finora non era mai stato applicato, ma adesso che alle aziende fornitrici viene richiesto il pagamento di 2,2 miliardi è inevitabile che ci siano delle ricadute negative sia nelle forniture che nell’occupazione anche per quelle scietà che operano in Veneto e a Verona.

“Perché – si chiedono i fornitori dei dispositivi medici- se le Regioni hanno sbagliato a prevedere la spesa per le nostre forniture dobbiamo essere noi a pagare la metà? E’ una cosa che non sta né in cielo né in terra!”

Il provvedimento, sostiene Pmi Sanità, “oltre a rischiare di provocare il fallimento della maggior parte delle imprese coinvolte, infliggerebbe un vero e proprio colpo mortale alla Sanità Pubblica”.

La palla passa adesso al governo Meloni che è chiamato a risolvere un problema ereditato dal governo Renzi e che ha il suo effetto solo adesso. In un momento, tra l’altro, tra i più difficili per la nostra economia.

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