L’antibiotico-resistenza. Un problema sempre più grave che se non controllato potrebbe riportare la medicina indietro di un secolo

Non è la prima volta che L’Adige tratta dell’antibiotico-resistenza. E non sarà neanche l’ultima, visto che è un problema mondiale che ogni anno causa, direttamente e indirettamente, più di un milione di morti, ma che in prospettiva potrebbe anche diventare una vera e propria emergenza planetaria, tipo pandemia.

In Italia, che è uno dei paesi dove il fenomeno è più marcato, ogni anno subisce un’infezione antibiotico-resistente il 7/10% della popolazione.
La causa, come detto e ridetto, è l’uso indiscriminato degli antibiotici, non solo per uso umano, ma anche per quello animale, soprattutto negli allevamenti intensivi.
Alla base ci sono motivazioni culturali, come la scarsa informazione che induce molti a ingurgitare antibiotici a capocchia, senza consultare il medico, credendo erroneamente che possano farli guarire dal raffreddore o dalle sindromi influenzali che notoriamente sono virali e quindi non risentono minimamente della somministrazione di quel farmaco. Altre volte, per fortuna molto meno, sono i medici che li prescrivono alla leggera. 

Poi c’è l’antibiotico resistenza che si sviluppa negli ospedali a causa dell’alta concentrazione dell’uso di antibiotici che seleziona dei ceppi batterici che perciò si sono ‘immunizzati’ al loro effetto.

Ma ci sono anche motivazioni economiche, legate al business degli allevamenti. L’antibiotico viene messo direttamente nei mangimi per una prevenzione  di massa delle malattie che potrebbero compromettere la crescita e la vita stessa degli animali e, di conseguenza, la vendita. 

I batteri più coinvolti nell’antibiotico-resistenza sono l’Escherichia coli, lo Stafilococco aureo, la Klebsiella pneumoniae, lo Streptococco pneumoniae, l’ Acinetobacter baumannii e la Pseudomonas aeruginosa. Mentre le malattie che si sviluppano più frequentemente sono le affezioni del basso albero respiratorio, quindi più gravi.

Gli antibiotici più implicati sono le cefalosporine di 3^ generazione, la meticillina, il fluorchinoloni, i carbapenemi,  l’ampicillina, l’amoxicillina.

Ma la lotta all’antibiotico-resistenza non si può limitare alla sola gestione dei farmaci. Deve orientarsi alla prevenzione delle infezioni. Meno batteri girano, meno sarà necessario ricorrere agli antibiotici. Per cui l’igiene, il controllo dell’acqua potabile e tutte le forme di santificazione sono degli strumenti indispensabili, cui s’aggiungono le vaccinazioni a certi batteri e la ricerca per costruire dei nuovi antibiotici da poter usare in futuro.

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