L’energia alle stelle minaccia imprese, lavoro e risparmio ma la politica gira a vuoto. Gli elettori pretendano risposte

(di Stefano Tenedini) Quanto pagavate un anno fa la solita pizza margherita con una birra media? Diciamo 15 euro a testa. Ecco, pensate di tornarci adesso e vedervi arrivare un conto di 150 euro. Dieci volte tanto, esattamente ciò che a breve dovranno pagare le aziende per gli aumenti dell’energia. Il grafico qui sopra, fonte Confindustria con dati di fine 2021, non poteva tener conto dell’invasione dell’Ucraina, dei rialzi e dei ricatti di Putin. Il rischio è che vada peggio. Fra un mese si vota, ma di questa drammatica minaccia – all’economia, all’occupazione, insomma a tutti – si parla ancora troppo poco. Anche i partiti, che chiedono voti a elettori che tra sei mesi potrebbero essere in mutande, disoccupati o già falliti.

In realtà se ne parlicchia, ma i programmi prêt-à-porter cambiano tutti i giorni seguendo il vento dei social e non i dati e le ipotesi di correttivi. Fate la controprova da soli con i giornale o i tg, o sui social: il catalogo dei temi è lo stesso dal 1994 e non si esce dallo scontro ideologico. Certo, qualche proposta praticabile c’è, ma la maggior parte sono velleitarie, impraticabili, ignoranti tecnicamente o sui costi, insostenibili, buttate lì per far cagnara se non addirittura i soliti “no tutto”. C’è chi se la cava pensando che l’inverno comunque passerà e poi ci daranno sussidi e ristori con i fondi del PNRR. A debito, nostro.

Proposte così evanescenti che non vale nemmeno la pena di elencarle partito per partito, separando il grano dal loglio per fare la pagella dei (pochi) buoni e dei (troppi) scarsi o incompetenti. Chi vuole può trovare in rete le analisi comparative aggiornate, ma sono appunto confronti tecnici e non politici, ed è proprio su questa distinzione che vorrei inchiodare alle loro responsabilità gli elettori. Quelli che adesso tutti corteggiano, ma il giorno dopo aver deposto la matita elettorale torneranno ad afferrare il telecomando. Strumento buono per incazzarsi a posteriori, ma che non servirà più a cambiare le cose.

Quindi, affezionati (e)lettori, fatevi un esame di coscienza e chiedetevi se siete ancora in tempo ad avere risposte chiare, prese di posizione e soprattutto impegni su questa tempesta perfetta sotto forma di bollette che sta per piombarci in testa. Addio comizi, diroccate le sezioni di partito, appallottolati i volantini, i santini dei candidati sembrano biglietti da visita dei vendo-casa o compro-auto. Tempestate i politici sui social. Quelle stesse cloache di insulti e malumori sono le buche delle lettere ideali per farvi sentire e alzare la voce in piazza. Volete il mio voto? Ditemi come mi assicurerete caldo, luce, lavoro e risparmi.

Andate su Twitter, Facebook, Linkedin o dove vi pare. Leggete le promesse. Se sono proposte serie, chiedete dettagli: prezzi, sostegni, rigassificatori si o no, nucleare sì o no, gas di Putin sì o no, carbone, petrolio. Diffidate di chi vi offre sogni gratis, tanto quanto pesa il debito pubblico lo sappiamo tutti. Magari non servirà a molto, ma provate (proviamo) a stanarli. La verità è che non lo sanno neanche loro cosa fare. Mandando via Draghi hanno esultato perché “finalmente la politica riprende il suo ruolo centrale” e adesso questo ruolo non sanno come interpretarlo, perché non possiedono le competenze specifiche.

Vi suona qualunquista? No, perché abbiamo il diritto – e il dovere – di pretendere dei politici adeguati al compito che si candidano a rivestire. Basta imbonitori. Voi cosa fareste a uno che vi piastrella il bagno ma solo a chiacchiere? Le Costituzioni portano sempre scritto che il popolo siamo noi. Ma questa sovranità la eserciteremo solo se faremo rispettare alla politica il contratto stretto alle elezioni con il nostro voto e le loro promesse. Se oggi non facciamo domande o se ci accontentiamo degli slogan, domani sarà inutile lamentarsi. Oggi il caro bollette e la disoccupazione. E l’anno prossimo?

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