L’idrogeno? è di casa a Campagnola di Zevio dove all’ICI Caldaie nasce la termomeccanica del futuro

(di Stefano Tenedini) “Credo che la transizione energetica sia ormai inarrestabile, non solo perché ci stiamo pian piano educando a ridurre il nostro impatto sull’ambiente, ma anche perché l’Europa sarà protagonista di questo cambiamento. La riconversione green sarà un segnale forte ma anche una grande opportunità di rilancio per le economie trainanti”. È la visione di Emanuela Lucchini, presidente di ICI Caldaie, sul futuro dell’energia, su come le fonti meno inquinanti e una maggiore efficienza possano contribuire alla ripresa oltre che alla sostenibilità. Un futuro a portata di mano nel laboratorio di Campagnola di Zevio, che sta sviluppando – e avviando al mercato – impianti di cogenerazione basati su tecnologie a celle di combustibile per la produzione di idrogeno. ICI Caldaie ha 60 anni di storia e pensa agli sviluppi innovativi dall’inizio del 2000: da quando, spiega “abbiamo cominciato a porci il problema di come sostituire gli idrocarburi per il riscaldamento e ridurre l’impatto”.

Un progetto che nel 2005 è diventato un laboratorio interno ad alto tasso di innovazione, specializzato nella ricerca sulla micro-cogenerazione con tecnologia fuel cell per produrre energia elettrica e termica con potenze inferiori ai 100 kW, sufficienti per alimentare una struttura come un condominio di 30 appartamenti. L’attività del laboratorio ha permesso di depositare diversi brevetti legati al fuel processing, il trattamento di combustibili per la produzione di idrogeno e integrazione dei sistemi. Un’esperienza che oggi torna utile alla vigilia della rivoluzione verde lanciata dall’Unione Europea, in cui la transizione a fonti più sostenibili occupa un posto di assoluto rilievo. Così come, restano all’Italia, spiccano nella bozza di Recovery plan gli oltre 74 miliardi destinati alla transizione ecologica. Ma siamo davvero pronti come sistema Paese a metterci in gioco in questo ambito?

Emanuela Lucchini ne è più che convinta. “Per quanto riguarda il maggiore coinvolgimento dell’idrogeno, le aziende italiane hanno sperimentato la compatibilità dell’infrastruttura di distribuzione insieme al gas e siamo certi si tratti di uno sviluppo non soltanto possibile ma anche molto interessante sul piano dell’efficienza energetica e dell’ambiente. L’Italia poi è tutt’altro che indietro rispetto alla Germania nella ricerca applicata. Quindi non solo non temiamo il Green Deal e la riconversione industriale, ma li riteniamo un’opportunità per il rilancio economico. ICI Caldaie è parte di una filiera di imprese che sviluppano tecnologie e componenti per l’uso di idrogeno, e non ci sentiamo affatto inadeguati se l’Europa chiede di limitare le emissioni e aumentare l’efficienza: si può fare attraverso la cogenerazione a celle combustibili e anche tramite la produzione di idrogeno da biogas”.

L’azienda veronese con il suo laboratorio partecipa ogni anno a diversi progetti che la UE finanzia non solo come ricerca pura, ma anche per il livello pre-competitivo che precede l’accesso al mercato. Prodotti non solo efficienti, ma anche a forte contenuto innovativo, sul modello di Industria 4.0. “Risultati molto interessanti che hanno dimostrato come una caldaia a vapore con una combustione a basso impatto permetta di ottenere rendimenti elevati con limitate emissioni di Co2 e NOx”, spiega Emanuela Lucchini. “E un altro effetto positivo è che il nostro laboratorio offre a tanti giovani la possibilità di approfondire i temi della sostenibilità e di collaborare con grandi aziende e centri di ricerca in tutta Europa”.

L’innovazione che esce dal reparto R&S di ICI Caldaie risponde all’esigenza di dare risposte nuove a problemi sempre più pressanti, come appunto l’efficienza e la sostenibilità. Negli anni l’azienda si è specializzata nel fornire soluzioni energetiche all’industria, come caldaie a vapore al settore alimentare, al farmaceutico o agli ospedali. Anche per questo durante l’emergenza Covid in pratica non si è mai fermata, perché rientra nella catena dei servizi essenziali. Nonostante questo, come tutto il comparto industriale ha subito i contraccolpi del lockdown, anche perché oltre il 50% del fatturato deriva dalla clientela estera: periodo complesso, con dinamiche da tenere in equilibrio anche guardando avanti, alla ripresa.

“Per il futuro abbiamo pensato di investire sempre di più nella ricerca, per capire come si evolverà il sistema energetico nel mondo e di quali tecnologie ci sarà bisogno. Ci stiamo impegnando per trovare sistemi energetici sempre più efficienti e garantire alle centrali termiche prestazioni sempre migliori, all’avanguardia, anche da remoto, dotandoci quindi anche di sistemi IOT sofisticati. Oggi vogliamo puntare”, conclude Emanuela Lucchini, “su sistemi energetici sempre più green a basso impatto ambientale, come appunto l’utilizzo dell’idrogeno, oltre a contribuire alla riduzione delle emissioni. Tutto questo consentirà un ulteriore sviluppo delle rinnovabili. E aver lavorato così tanto sulla ricerca pre-competitiva in Europa ci permette di implementare tecnologie veramente evolute ed efficaci”.

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