(di Mario Marino) La ‘ndrangheta, grazie alla “coesa struttura”, alle sue “capacità militari” e al “forte radicamento nel territorio”, si conferma la dominatrice della scena criminale anche fuori dai tradizionali territori d’influenza con mire su quasi tutte le regioni.

La penetrazione va oltre i confini nazionali e coinvolge molti Paesi europei. Nella relazione semestrale 2022 della Dia si sottolinea come sia «indispensabile una conoscenza approfondita e condivisa del fenomeno criminale che sostenga le attività di contrasto, valorizzando le sinergie e le ‘best practices“‘, almeno a livello europeo, coinvolgendo tutti gli attori della cooperazione internazionale di polizia giudiziaria. 

La ‘ndrangheta a Verona

E’  unanimemente riconosciuta la resilienza della criminalità organizzata e la capacità di saper cogliere celermente le trasformazioni tecnologiche e dei fenomeni economico-finanziari su scala globale, sfruttando ogni opportunità di profitto e realizzando una notevole espansione speculativa.

Al comando del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Modena, ho diretto alcuni anni fa una delle più importanti attività di contrasto contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Nord-Est. L’operazione “Aemilia” –così venne convenzionalmente chiamata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna- ha portato all’arresto di 160 persone, accusate di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti e altro.

‘ndrangheta

Al centro dell’inchiesta la ‘ndrina dei Grande Aracri di Cutro. La cosca Grande Aracri, come le risultanze investigative hanno cristallizzato, ha allungato i suoi tentacoli anche a Verona, dove sono scaturiti arresti e sequestri, con varie operazioni tra le quali “Isola scaligera” e “Valpolicella“. 

Aemilia“, tra l’altro, ha dimostrato che per la ‘ndrangheta Verona non ha fatto eccezione.
L’attività più che fare i soldi è di ripulirli. Al Nord non procede con azioni eclatanti, o con le affiliazioni, ma più semplicemente attraverso “l’infiltrazione dell’economia“. Il Procuratore di Venezia, Bruno Cherchi,  ha riferito che “soggetti riconducibili alla criminalità organizzata sono praticamente ovunque“, dall’edilizia allo smaltimento di rifiuti, alle attività imprenditoriali più complesse e organizzate.  

La ‘ndrangheta dei colletti bianchi

A conclusione dell’attività di indagine giungemmo alla conclusione che se la ‘ndrangheta ha espanso notevolmente i propri confini e il proprio potere, un ruolo determinante l’ha giocato la scarsa attenzione culturale del problema dell’infiltrazione mafiosa negli ambienti socio-economici, che non significa necessariamente “connivenza”, ma che di fatto si tramuta nella mancata presa di coscienza della società e dei suoi organi rappresentativi

La ‘ndrangheta e la società civile

Sfatiamo un mito: non sono le forze di polizia a percepire per prime le infiltrazioni, ma è la società civile la prima  ad accorgersi. Le mafie si servono degli imprenditori locali per “insinuarsi” nel territorio. Successivamente sarà la volta degli amministratori locali, indispensabili per “radicarsi” e avere le coperture per operare. 
Gli eccezionali risultati raggiunti, si devono alla Magistratura e agli uomini della  DIA, in particolare di Venezia, che hanno condotto con maestria e abnegazione attività investigative elaboratissime. 

Il ruolo della politica

Tuttavia, chi crede o vuole fare credere che la soluzione al problema si risolva con attività “repressive”, sbaglia di molto. E’ la politica che può sconfiggere definitivamente la ‘ndrangheta, la mafia o la camorra

L’arma più potente è il lavoro che toglie loro risorse umane, consenso e credibilità. A Caivano il Governo ha disposto un secondo blitz, dopo il primo, dispiegando altri 400 uomini. Si è deciso di aumentare la cornice di sicurezza per don Petricello, con alcuni uomini di scorta in più.

Ma la camorra non ha alcun interesse a fare di don Patricello un nuovo martire, semplicemente perché le sue denuncie non rappresenta no alcun pericolo per i loro “business”. Le mafie si attivano solo nei confronti di chi rappresenta un vero e concreto ostacolo ai loro “affari”, come il gen. Dalla Chiesa, il cap. Basile, il poliziotto Boris Giuliano, Cesare Terranova e tanti altri. 

Il presidente della Repubblica all’inaugurazione dell’anno scolastico 2023-2024, a Forlì ha affermato “ La suola è la prima e la più importante risposta al degrado. E’ la buona scuola lo strumento più efficace e prezioso di cui la Repubblica dispone per creare e diffondere tra giovani generazioni una cultura della legalità, della convivenza, del rispetto“.

Parole che trovano largo consenso, ma rischiano di rimanere prive di significato se poi, terminati gli studi a Caivano, a Portici, o allo Zen di Palermo, un giovane non trova lavoro, o si vede offerta la ridicola cifra di 3 o 4 euro lordi l’ora con contratti farlocchi e per giunta saltuari. 

Gli stipendi della ‘ndrangheta

Farlocchi perché è lo Stato che li prevede. Questo è uno scandalo. Il primo stipendio per un neo assunto, senza esperienza che decide di affiliarsi alla ‘ndrangheta o alla camorra parte da un minimo di 2500/3000 euro al mese e anche più, con la possibilità di scalare velocemente i vertici dell’organizzazione se si “impegna e studia”. “Che piaccio o no, a fine giornata un piatto di pasta sulla tavola dei miei figli lo devo mettere. E se non è lo Stato, ma la ‘ndrangheta che il piatto di pasta me lo mette sul tavolo, allora accetto il rischio di finire i miei giorni in galera“.

‘ndrangheta

Questo è quello che mi sono spesso sentito dire durante i miei lunghi anni trascorsi nell’Arma dei Carabinieri. La preside della scuola di Caivano, ha recentemente affermato che le madri mandato i propri figli scuola solo per garantirgli un piatto di pasta.

Dovrebbe farci “lungamente” riflettere. Inoltre le mafie assicurano ai propri sodali il mantenimento di tutto il nucleo familiare e per tutto il periodo in caso di detenzione, oltre a farsi carico degli onorari degli avvocati e di eventuali “spese accessorie”, quali matrimoni, battesimi, cresime e comunioni. Uno che della lotta alla ‘ndrangheta ne ha fatto una ragione di vita, il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri  ha dichiarato che “la ndrangheta non fa retorica,  la politica invece si nutre di essa“.