Paolo Danieli, altri cinque anni con Sboarina per completare il lavoro

E’ stato il mentore di almeno un paio di generazioni della destra veronese. Senatore – qui il nostro video – senza mai smettere di esercitare la propria professione, un eretico della politica che ha sempre anteposto la propria libertà ed indipendenza di giudizio ad ogni cosa, uno dei “giovani turchi” che ha rivoluzionato la destra. Ferocemente appassionato di politica, ha probabilmente più amici a sinistra che non a destra,. Paolo Danieli è tutto questo (e molto altro). Ritorna in pista con le prossime amministrative. Perché si è candidato?

«Come ho già dichiarato candidarmi non era nei miei progetti. L’ho deciso all’ultimo momento spinto dai miei amici de L’Officina. Verona rischia di finire in mano alla sinistra come nel 2002 per degli errori del centrodestra. Stavolta – mi hanno detto – non possiamo permettercelo e quindi devi dare il tuo contributo in prima persona.” Non mi sono mai tirato indietro. E quindi mi sono candidato». 

Perché nella lista civica del sindaco?

Per dare la possibilità di votarmi anche a coloro che non appartengono proprio alla mia area, che come tutti sanno è la destra, ma che in cinquant’anni di attività politica hanno apprezzato la mia onestà e la mia competenza. Un conto è votare per un partito che ha una connotazione ideologica ben precisa, un altro per una lista civica: lascia più spazio al consenso sulla persona.

Secondo lei Sboarina ce la fa?

Fare previsioni non mi appassiona e non è facile in una situazione anomala com’è quella veronese. Alle ultime regionali, che al di là dei sondaggi sono l’ultimo dato oggettivo certo, il centrodestra a Verona ha preso poco meno del 70%.  A conferma che la città è una delle città più di destra d’Italia. Va bene che c’è l’anomalia Tosi che al centrodestra sottrae una certa quota di voti. Ma anche facendo i conti a spanne trovo abbastanza improbabile che riesca a rovesciare una situazione così consolidata. Anche perchè…

Anche perché?

Anche perché Sboarina, che era partito in sordina, è cresciuto molto. Il Covid gli ha portato via due anni su cinque. Roba che non è mai capitata a nessuno. Ma questo, anziché abbatterlo, gli ha dato la carica e ha cominciato a macinare risultati su risultati. Non sto qui a elencarli, anche perché ci pensa lui negli incontri che fa in questa campagna elettorale, ma basta pensare al salvataggio della Fondazione Arena, alla fusione dell’Agsm con l’Aim di Vicenza, agli interventi sociali in aiuto dei più deboli e delle famiglie in difficoltà, alle Olimpiadi a Verona e a tutti i progetti iniziati, mi pare che abbia tutto il diritto di poter proseguire il mandato per altri 5 anni, se non altro per portare a termine quello che ha iniziato.

Si sa che le promesse elettorali lasciano il tempo che trovano. Ma lei che più che amministratore è un politico, una volta eletto, su che cosa pensa di impegnarsi? 

Come ho avuto modo di dichiarare in tempi non sospetti, cioè quando di candidarmi non mi passava neanche per l’anticamera del cervello, credo che Verona deva uscire dalla marginalità cui è stata relegata da un potere tutto concentrato nel triangolo Padova-Venezia-Treviso. Deve tornare ad essere centrale, secondo il ruolo che le hanno conferito la geografia e la storia, capitale della regione del Garda, formata dalle province di Verona, Vicenza, Trento, Brescia e Mantova. Dobbiamo assolutamente pretendere la qualifica di città metropolitana che ci compete. Una città fra i 400 e i 500 mila abitanti, così da diventare una delle più grandi d’Italia. Del Veneto lo siamo già. Questo per quel che riguarda la ‘politica estera’ della città. Poi dobbiamo fare e investire molto di più per la cultura, che significa anche immagine e indotto.

E l’aeroporto? Lei ha criticato spesso la gestione attuale in mano a Save…

Tutto quello che abbiamo detto diventa inutile se Verona non possiede un’infrastruttura chiave come l’aeroporto. L’errore gravissimo fatto nel 2014 dall’amministrazione Tosi di aver consegnato il nostro aeroporto a quello concorrente di Venezia pesa sul futuro di Verona. E’ fondamentale che nella prossima amministrazione il sindaco si metta alla testa di un’operazione politica e d’economica per riprenderci i nostri due aeroporti. Parlo del Catullo ma anche di quello di Brescia Montichiari, che assieme hanno tutte le carte in regola per diventare uno dei principali scali europei sia per i passeggeri (Verona) che per le merci (Brescia). Anche questo è un tassello per costruire Verona capitale al centro della regione del Garda.

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