Polonia, Putin, Draghi. Quando i nodi vengono al pettine

I nodi vengono al pettine. Sono anni che leader, intellettuali, politici, preti, attori, cantanti e guitti d’ogni genere predicano l’accoglienza di chiunque sbarca sulle coste italiane e condannano col marchio di razzismo e fascismo chi esige il rispetto dei confini.

Ecco allora arrivare puntuale la risposta di Putin che evidenzia tutte le contraddizioni dell’Europa politicamente corretta. ”Quando le guardie di frontiera e i militari polacchi picchiano i migranti, – dichiara Vladimir Putin- sparano sopra le loro teste, di notte accendono sirene e luci nei luoghi dove sono accampati, dove ci sono bambini e donne negli ultimi mesi di gravidanza… beh, questo non combacia molto alle idee umanitarie che sono alle fondamenta della politica dei nostri vicini occidentali”. Come non dargli ragione?

Finché sbarcano in Italia -avevano pensato in Europa- poco male. Gli italiani “brava gente” con la scusa dell’accoglienza e della solidarietà li facciamo stare buoni e con la complicità dei loro governi utilizziamo la penisola come paese cuscinetto per ammortizzare quella pressione immigratoria.

Ma adesso che il fenomeno si riversa sulla Polonia via terra, sulla frontiera con la Bielorussia, alleata di Mosca, i confini polacchi, che coincidono con quelli dell’UE, diventano inviolabili, da difendere assolutamente. Buonismo, accoglienza, solidarietà? Tutte chiacchiere. I confini sono confini e non si passa. Punto. Questa la posizione dell’Europa e della Nato. A maggior ragione se c’è il sospetto, non provato, che sia la Russia a organizzarla. 

Sarà un caso, ma proprio in coincidenza con la crisi sulla frontiera della Polonia, Draghi ha cambiato l’atteggiamento arrendevole che l’Italia sta tenendo da anni sugli sbarchi. E ha definito la situazione intollerabile. Un passo avanti notevole. Speriamo sia solo il primo. Il secondo potrebbe essere la destituzione della Ministra degli Interni che si è dimostrata incapace di difendere i nostri confini.

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