Quando il Liston era un salotto. Al massimo della sua eleganza

(di Giorgio Sartori) Nato nel 1950 in via Dietro Listone 14/b, la strada che sta alle spalle della Bra, dove ho abitato sino al 1981, impegnato professionalmente per 44 anni nell’As.co. (ora Confcommercio) nella quale ho sempre seguito la segreteria del settore turismo (albergatori, ristoratori, baristi, gelatieri, pasticceri, titolari di sale da ballo) ho avuto modo di conoscere molti imprenditori e collaboratori (chef, maitre, camerieri) dei locali del salotto cittadino. Ho ben fissa nella mente la trasformazione di cui sono stati oggetto le gestioni del Liston e non solo. La mia carta d’identità mi porta a ricordare il ristorante Pedavena (ora pizzeria Da Pino)  sopra il quale risiedevo con la mia famiglia e la cui proprietà era della S.A.P.E. – società anonima pubblici esercizi che si riconduceva alla famiglia Luciani, dalla quale uscì il Papa, prematuramente scomparso. Il bar Cavour (ora la Costa in Bra dell’amico Michael Cortelletti) il bar Europa, l’Olivo della famiglia Cenna, il bar Baglioni che prima di spostarsi sulla Bra apri’ un locale, arredato in modo del tutto rivoluzionario per Verona, in Vicolo Listone, dove, ora, c’è il Nastro azzurro e ultimo, ma non ultimo, il Tre Corone, che fu gestito dai mitici Carla e Carlo Approvini. Ora l’elegante locale ha assunto l’insegna originaria: “Vittorio Emanuele”. E rammento, naturalmente, molte altre attività del terziario di mercato come un negozio di alimentari dove ora, insiste il Liston 12, che aveva un ottimo formaggio verde che i banconisti confezionavano con uno spago a treccia, bianco-verde, al cui termine mettevano un legnetto che permetteva di trasportare il prodotto, con due dita, per evitare di schiacciarlo, un negozio che vendeva e riparava ombrelli della famiglia Cerri dove, ora, c’è l’Hard Rock Cafe’. Ho visto Maria Callas con Meneghini, Re Farouk, Antony Quinn ed Henry Ford seduti in Bra e tanti altri. Ho visto la Bra nel massimo della sua eleganza, così come la sua metamorfosi sino ai giorni nostri.

Oggi è una realtà che viene incontro, salvo qualche eccezione, più alla domanda del turista che a quella del veronese, in linea con la crescita di presenze turistiche avuta negli ultimi lustri. Le analisi sui flussi turistici, sulla qualità degli stessi e su quale turismo vorrà Verona nel futuro, le lascio agli esperti ed agli Enti deputati alla promozione del territorio. Dicevo che ho visto anche generazioni di collaboratori degli esercizi pubblici della Bra e ritengo di poter fare il confronto con il passato. E qui chiamo in causa gli Istituti professionali per l’alberghiero e la ristorazione. Mi riferisco sulle modalità di come viene accolto l’ospite. Nel passato vedevo maggiore attenzione. Sara’ che allora erano collaboratori che si formavano sul campo e facevano tesoro degli errori, sarà che il servizio ai tavoli era più slow dell’attuale, sarà che la clientela è sempre più esigente, ma la differenza con un cin-cin di nostalgia la colgo. E proprio la maggiore esigenza della clientela dovrebbe trovare, nei giovani collaboratori delle imprese che operano nel delicato settore dei pubblici esercizi un supplemento d’impegno.

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