Recensione. Il penultimo concerto della Fondazione Arena al Filarmonico

(Di Gianni Schicchi) Penultimo concerto sinfonico della Fondazione Arena al Filarmonico con la partecipazione del clarinettista Giampiero Sobrino, nota prima parte del complesso scaligero e solista ormai di fama internazionale. Il programma di sala prevedeva due brani di Claude Debussy: la Prima Rapsodia per clarinetto e i tre Schizzi sinfonici La Mer, con l’aggiunta di Invano morte e desio, fantasia per clarinetto del contemporaneo trentino Carlo Galante. Un programma molto stimolante che impegnava il solista, ma anche l’orchestra alle prese con una pagina estremamente delicata come La Mer.

Debussy, con il suo inconfessato amore giovanile per il mare, ci lavorò dietro due anni, 1903-1905, suscitando al debutto un grande interesse per l’uso della tavolozza espressiva. Se da una parte aveva raggiunto una varietà massima di atteggiamenti, dall’altra tendeva a riacquisire un ordine discorsivo all’interno dello stesso stile, secondo la sua classica poetica, ma per accostamenti degli elementi utilizzati. I tre schizzi infatti presentano una latente struttura sinfonica in tre movimenti, quasi allegro-scherzo-finale, sottolineata anche dal fatto che l’ultimo schizzo riprende elementi tematici del primo.

La direzione di Christopher Franklin (bentornato maestro dopo tanti anni di assenza da Verona) è stata di un buon livello: chiara, precisa nell’indicare tutti gli attacchi, propositiva nel chiamare in causa specialmente i fiati e le percussioni. Il modello interpretativo da lui proposto è di quelli che estremizzano le caratteristiche de La Mer. Raffinata, morbida, piena di colori e soprattutto ricca di dettagli, ha suonato l’Orchestra areniana (forte di alcuni recenti giovani innesti) che si è staccata dalle lentezze dai languori, dai misticismi delle bacchette di un oltranzismo impressionistico. E ha infuso, con molta diligenza al brano, tensione, mistero e sogno.

Giampiero Sobrino oltre alla Prima Rapsodia di Debussy, si è misurato anche con Invano, morte e desio di Galante, una partitura di 18 minuti costruita attorno alla celebre romanza di don Alvaro da La forza del destino verdiano, ma che nel ricercato preziosismo timbrico è stata in parte anche modellata sulla personalità dell’interprete, a cui Galante ha dedicato il brano. Nelle due pagine eseguite Giampiero Sobrino si è mostrato erede della grande tradizione clarinettistica, abbinando la ben nota abilità tecnica e qualità del suono ad una intelligente ricerca dello stile più appropriato. Successo del pomeriggio con svariati applausi agli interpreti.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail