Oggi Salvini lo ha detto. Con il linguaggio della politica, ma lo ha detto: “vedo bene Zaia in Europa”. Lui, dice il capo della Lega, ha fatto molto bene in Veneto. Adesso potrebbe essere utile in Europa dove si giocano le partite più importanti per il nostro paese.  In altre parole: dopo che l’Aula del Senato ha confermato il no al 3° mandato per i governatori, la Lega non farà nessuna battaglia, né tantomeno è disposta a spaccare il centrodestra per permettere che Zaia faccia il 4° giro da Presidente del Veneto.

Salvini è venuto in Vento a dirlo

E non è un caso se per dirlo è venuto in Veneto, a Padova, non a Verona, approfittando di un convegno in cui ha presentato i progetti del suo Ministero, quello delle Infrastrutture. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Presidente_della_giunta_regionale

Anche se ha indorato la pillola con grandi elogi, il messaggio è arrivato forte e chiaro: Zaia il 4° giro se lo deve scordare.  Perché è vero che Salvini ha detto che Zaia è bravo e può scegliere di fare quello che vuole, ma allo stesso tempo, dicendo che lo vede bene in Europa, ha escluso che possa rimanere a Venezia a fare il governatore. Che poi pensi di candidarlo alle europee o di mandarlo nella Commissione, questo è un altro discorso.

E’ da qui che i leghisti veneti devono ripartire e scegliere che strada prendere. Se allinearsi e accettare quello che si evince dalle parole del loro leader nazionale e ragionare in termini di coalizione, o ribellarsi e imboccare la strada, indicata da alcuni esponenti veneti, di una corsa solitaria.

Quanti li seguirebbero?
Quanti sono disponibili alla rottura con il loro stesso partito?
E se, come ipotizzato da Roberto Marcato, assessore regionale padovano, la Lega corresse da sola con un suo candidato presidente collegato con la Lista Zaia e qualche civica, il partito lo permetterebbe? E lo accetterebbero gli altri esponenti leghisti veneti, parlamentari e non?

Tutte domande che fanno parte di un nuovo capitolo. Quello che si è aperto oggi.