Se il gas è troppo caro o ci chiudono il rubinetto cominciamo a estrarre quello che abbiamo. E riavviamo Cà del Bue. Sempre meglio che chiudere le fabbriche…

La guerra in Ucraina, anche se, come ci auguriamo, rimanesse circoscritta lì, dei danni ce li ha già fatti. I vertiginosi aumenti del gas e dell’energia ne sono la conseguenza diretta. E se la reazione dell’Occidente si limiterà alle ritorsioni economiche è prevedibile che il gas che la Russia ci vende e da cui dipendiamo per il 40% aumenterà ancora. Solo che Putin, in risposta alle sanzioni, potrebbe anche decidere di chiudere i rubinetti. E allora rimarremmo col culo per terra. A differenza di altri paesi più intelligenti che si sono dotati di centrali nucleari, noi dipendiamo dagli altri. Ma non solo per la sciagurata scelta di rifiutare l’energia atomica. Pesa anche la rinuncia a utilizzare il gas che abbiamo sotto i piedi e sotto il mare per paura della subsidenza, ovvero di quel fenomeno che consiste nell’abbassamento della superficie terrestre in corrispondenza delle zone d’estrazione. Insomma per ascoltare le idiozie di coloro che vorrebbero far andare avanti le industrie con la moderna versione dei mulini a vento ci siamo legati mani e piedi a quello che ci danno gli altri. E adesso i nodi vengono al pettine.

Invece di star lì a cincischiare con la transizione ecologica, non bisogna più perder tempo. Per mettere in piedi una centrale nucleare ci voglio anni. Allora intanto facciamo con quel che c’è. Ricominciamo subito a pompare su il gas da dove c’è. La subsidenza? Ci sono nuove tecnologie per evitare questo fenomeno. E poi, siccome dai rifiuti si può estrarre energia e adesso ci sono le tecnologie che rendono più sicura la combustione, attiviamo subito i termovalorizzatori. Non dimentichiamoci che a Verona abbiamo Ca’ del Bue. Perché lasciarlo lì inutilizzata? Un po’ di energia può venire anche da lì. Sempre meglio che chiudere le industrie.

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