Si riaccende il Covid in Cina. E scattano i controlli negli aeroporti italiani.Ma l’Europa non è d’accordo 

I 250 milioni di contagi registrati in Cina dopo l’allentamento delle rigorosissime misure anti-Covid in vigore in Cina da 2 anni hanno inevitabilmente avuto delle ripercussioni anche a casa nostra. Non dimentichiamo infatti che lo scoppio della pandemia in Europa ai primi di marzo del 2020 era iniziata proprio in Italia, dove furono proprio due cinesi i primi ad ammalarsi e ad essere isolati.
Quasi per un riflesso condizionato adesso tornano alla mente quei giorni drammatici, comprese le accuse che i Partners europei facevano al nostro paese, trattato alla stregua di un untore internazionale, mentre eravamo semplicemente la prima vittima del contagio cinese in ordine di tempo.
‘Non ricomincerà tutto daccapo?’ si chiede la gente comune. E allora, anche se la situazione è molto diversa anche perché, come spiegano i virologi, la maggior parte degli italiani ha una certa immunità, e c’è quindicina situazione diversa, meglio usare la prudenza.
La pensa così il ministro della Salute Orazio Schillaci che ha deciso prontamente misure per arginare gli arrivi dalla Cina: tamponi per chi sbarca, mascherine e isolamenti fiduciari. E’ anche stato deciso di prolungare fino al 30 aprile l’obbligo delle mascherine negli ospedali e nelle Rsa. Oggi è convocata l’Unità di crisi per affrontare la situazione.

Solo che tutto questo non serve se lo facciamo solo noi in Italia. “Le decisioni sui tamponi per chi arriva dalla Cina devono essere prese a livello Ue” dice il ministro. E ha ragione.
Ma dall’Europa arriva un no. Secondo i centri di controllo europei, Ecdc lo screening dei viaggiatori dalla Cina è “ingiustificato” perchè in Europa ci sono “livelli relativamente alti di immunizzazione e vaccinazione” e “le varianti che circolano in Cina sono già in Ue, tale misura non è necessaria a livello dell’Unione Europea nel suo complesso”. E anche l’Oms Europa frena, invitando a non discriminare particolari popolazioni.
Il Regno Unito invece si accinge a fare come l’Italia.
In Cina, dice Schillaci, si è verificata una “tempesta perfetta”, “un unicum paradossale”. Tranquillizza il fatto che che “i primi risultati di laboratorio evidenziano in Cina la circolazione di varianti già presenti nel nostro territorio”.

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