Tentato omicidio ad opera di un assassino che era in libertà? Chi risarcisce le vittime delle sentenze sbagliate?

(di Paolo Danieli) Fattorelli, il veronese arrestato a Padova nei gironi scorsi, stava per ammazzare un’altra donna. S’è salvata per miracolo. Aveva già assassinato nel 1999 una sua precedente convivente, sempre a coltellate, 33 per la precisone. Il cittadino normale, l’italiano onesto che paga le tasse e osserva le regole si chiede come mai fosse ancora in giro questo signore, si fa per dire. Per l’omicidio era stato condannato a 12 anni di carcere. Ma ne ha scontati meno della metà. Giusto per avere il tempo dopo un’altra dozzina d’anni di stalkerizzare e perseguitare una professionista che aveva cercato di seguirlo nel percorso di riabilitazione psicologica. Ulteriore dimostrazione della sua pericolosità evidentemente non riconosciuta. Però era libero. Perché? Al di là del fatto specifico, è giusto che un assassino venga condannato a soli 12 anni? E’ giusto che dopo averne scontati solo 6 esca? C’è proporzione con altri reati di gran lunga molto meno gravi per i quali la gente rimane in galera altrettanto o addirittura di più? Perché è stato liberato? Chi è che ha deciso la sua scarcerazione? Evidentemente ha sbagliato nel valutare la sua pericolosità. Così come è accaduto troppe altre volte. Che conseguenze ci sono per i magistrati che sbagliano? Non sarebbe giusto che rispondessero degli errori?
Per carità! Tutti sbagliano. Magistrati e non. Solo che tutti pagano. I magistrati no. Se un medico sbaglia, paga. Un giudice no. E qualora l’errore fosse riconosciuto ufficialmente, metti un’ingiusta condanna, allora paga lo Stato, cioè tutti noi, risarcendo la vittima della sentenza sbagliata. Ma le vittime di quelli che vengono messi in circolazione con delle sentenze sbagliate chi li risarcisce? (nella foto l’ex magistrato Carlo Nordio, front runner per i referendum sulla giustizia che si terranno il prossimo 12 giugno)

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