Traguardi: Urbanistica partecipata per migliorare la vivibilità di Verona

Dotare gli spazi pubblici di rastrelliere per biciclette, tavoli, panchine, un canestro, due spalti e qualche attrezzatura sportiva costituisce un intervento leggero e a basso costo che, però, attira problematiche inerenti ai quei gruppi di ragazzi che si ritrovano in questi spazi per il bivacco. Il movimento civico Traguardi propone un emendamento al bilancio per i quartieri, per rendere strutturali le iniziative della cosìddetta «urbanistica partecipata»: azioni di micro-trasformazione degli spazi pubblici che avviene grazie al coinvolgimento della cittadinanza e attraverso interventi temporanei, veloci e leggeri anche dal punto di vista burocratico, ma dal forte impatto visivo e capaci di innescare un miglioramento della vivibilità urbana.

«La sicurezza e l’ordine pubblico sono obiettivi primari, ma per contrastare il fenomeno delle baby gang non bastano le azioni repressive o il presidio del territorio, perché si rischia di spostare semplicemente il problema da un luogo all’altro, anziché eliminarlo», afferma Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Traguardi. «Siamo dell’idea che la questione vada affrontata soprattutto in maniera preventiva, innanzitutto interrogandosi su cosa serva a quel quartiere e in quel determinato spazio e poi intraprendendo un processo di cambiamento che parta dalla riprogettazione urbanistica, sulla scorta di ciò che sta avvenendo con il progetto S.t.e.p.s. Un simile obiettivo necessita di sinergie complementari, ma l’Amministrazione comunale può e deve ricoprire un ruolo da protagonista».

Come? Attivando, appunto, azioni di urbanistica partecipata, definita anche urbanismo tattico. Per gli amministratori pubblici è una strada percorribile per realizzare buone pratiche in tempi rapidi, mentre per i cittadini è un modo immediato per riconquistare parte dello spazio pubblico e allo stesso tempo toglierlo al degrado. «È possibile», spiega Giacomo Cona, segretario di Traguardi, «rendere i ragazzi protagonisti di un percorso di rifunzionalizzazione degli spazi, per mettere in contatto con le altre fasce di popolazione e ricreare quelle comunità di quartiere che consentono a tutti di sentirsi più sicuri. Le esperienze non mancano, sia in Italia che altrove».

Gli esempi da cui si potrebbe partire li illustra Beatrice Verzè: «Il parco giochi di via Abba, nel cuore di Borgo Trento, avrebbe tutte le carte in regola per diventare un luogo di aggregazione e per il tempo libero, ma purtroppo da diversi anni è mal frequentato da gruppi di ragazzi. Le segnalazioni dei residenti non si contano. L’Amministrazione è intervenuta rimuovendo le porte da calcio e danneggiando, così, gli unici che avrebbero diritto a godere di quello spazio, ovvero i bambini. Altri spazi su cui intervenire potrebbero essere la piazzetta di via Maddalena antistante la piastra polifunzionale del Saval e la zona di piazza Zara e il quartiere San Matteo a Verona sud, luoghi che al momento risultano poco sicuri e quindi poco frequentati dai residenti». 

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