Unicredit, Fondazione Cariverona apprezza i passi avanti. Manfredi: “Bene redditività, taglio costi e presenza locale”

(di Stefano Tenedini) Il management di UniCredit sta lavorando bene, anche per il rinnovato impegno del management per promuovere la redditività della banca contenendo i costi. Fondazione Cariverona promuove i risultati del gruppo bancario e soprattutto il modello di gestione adottato dell’amministratore delegato Andrea Orcel. Lo ha confermato oggi a L’Adige il direttore generale della Fondazione Filippo Manfredi, che ha sottolineato anche la capacità di cogliendo le tendenze favorevoli del settore finanziario e il conseguente rialzo del margini.

Fondazione Cariverona, ha ribadito Manfredi, “ha registrato positivamente il ri-apprezzamento del titolo UniCredit sul mercato”. In prospettiva potrebbe esserci anche il ritorno a un’eventuale adeguata remunerazione degli azionisti, che potrebbe generare ulteriori risorse per le iniziative istituzionali e i numerosi progetti locali. Osservando la situazione economica sui territori di riferimento, Verona guarda inoltre con interesse alla strategia che sta emergendo in Unicredit, volta ad affidare maggiori deleghe ai regional manager, accorciando così la catena decisionale e tornando a presidiare anche le aree economiche e le esigenze della clientela.

Andrea Orcel, amministratore delegato del gruppo Unicredit
Filippo Manfredi, direttore generale di Fondazione Cariverona

Valutazioni positive che Manfredi aveva già espresso nel novembre scorso, quando aveva anche sottolineato di nutrire buone aspettative: non solo dal punto di vista finanziario, ma appunto anche perché la banca sta riacquistando una solida presenza locale. Un giudizio quindi ampiamente confermato, così come oggi ha ribadito un parere positivo sui risultati del Banco BPM. Su una linea di prudente distacco il direttore generale della Fondazione è invece rimasto per quanto riguarda Monte dei Paschi di Siena, dal cui aumento di capitale Verona aveva deciso di rimanere fuori: una scelta strategica motivata dalla volontà di privilegiare quegli investimenti ritenuti più vantaggiosi per le iniziative istituzionali sul territorio.

Posizione che oggi risulta vincente, a giudicare dai persistenti dubbi sull’operazione. Infatti completato l’aumento il ministero dell’Economia deve trovare un compratore per la sua quota del 64,5% di capitale, Ma la vendita presenta criticità anche sul piano politico, che rischiano di incidere sul prezzo e quindi sul valore delle quote. Proprio ciò che la Fondazione aveva spiegato di voler evitare, puntando a privilegiare investimenti redditizi in grado di favorire la ricaduta sui territori.

Tornando a Unicredit, tra i costi da contenere sui quali si sta concentrando Orcel si segnalano anche quelli delle consulenze. Il Financial Times, citando fonti interne, ha parlato di un taglio di spese pari a 75 milioni l’anno, in pratica dimezzando i compensi. In precedenza i costi superavano i 150 milioni per gli advisor esterni, un risparmio rilevante volto anche a ridurre la dipendenza di Unicredit dai consulenti su temi operativi e strategici, mentre per il momento la spending review non sarebbe stata ancora applicata su capitoli di spesa come audit e compliance, le voci a oggi più significative. In base a quanto contenuto nel piano industriale la riduzione dei costi dovrebbe fruttare nel triennio risparmi per 500 milioni.

Intanto Unicredit, di cui Fondazione Cariverona è azionista con una quota intorno all’1,5%, ha registrato ancora un trimestre (il settimo consecutivo) di crescita anche grazie agli effetti degli aumenti dei tassi. Orcel ha così riconsiderato al rialzo le previsioni sull’utile netto 2022, portandole da 4 a 4,8 miliardi. Ma tra pochi giorni le prime anticipazioni sul bilancio potrebbero presentare conti ancor più positivi, con profitti attesi forse oltre i 5 miliardi.

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