Università. Donazzan risponde alla protesta per le borse di studio

Ieri durante la cerimonia per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Verona che s’è tenuta al polo Zanotto alcuni studenti dell’Udu (Unione degli Universitari) sono saliti sul palco con dei cartelli per protestare contro la Regione per la mancata erogazione delle borse di studio. La protesta era diretta in particolare contro l’assessore all’Istruzione e all’università Elena Donazzan che però non accetta di essere colpevolizzata.

Università. I governi precedenti hanno promesso sodi a tutti

“Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire – replica l’assessore regionale-. Sono stati i Governi precedenti a promettere soldi per tutti, creando illusorie aspettative sull’ottenimento delle borse di studio senza una corrispondente copertura economica. I Governi precedenti hanno aumentato il valore della singola borsa di studio e ampliato la platea dei possibili beneficiari elevando l’Isee, dando così il diritto alla borsa di studio anche a chi aveva un reddito più alto. Ecco che le risorse sono diventate insufficienti”. 

Donazzan. Risorse limitate

“Il problema esiste, perché le risorse sono limitate e c’è chi ha promesso più soldi per tutti, ma come Regione del Venero abbiamo fatto e stiamo continuando a fare tutto il possibile. Lo dimostrano i dati: negli ultimi 10 anni – spiega Elena Donazzan–  abbiamo sempre erogato le borse di studio ai beneficiari, coprendo il 100 per cento degli  aventi diritto grazie anche ad un aumento di risorse regionali e all’intervento del Ministro Bernini.

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In particolare, negli ultimi 11 anni, a partire dall’anno accademico 2013/2014, sono sempre state erogate le borse di studio alla totalità degli aventi diritto salvo la percentuale di copertura del 95 per cento nel 2018/2019 mentre per l’anno 2023/2024 sono 14mila gli studenti che hanno ottenuto la borsa e circa 5mila 600 gli studenti scoperti a causa della mancanza di risorse ma preciso che la situazione non è definitiva perché avverranno ulteriori scorrimenti delle graduatorie degli aventi diritto”. 

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