Uno studio giapponese mette sul banco degli imputati la tazzina di caffè. Due al giorno raddoppiano il rischio di morte per chi ha la pressione alta

Gli italiani sono grandi consumatori di caffè. La tazzina di caffè fa parte della nostra cultura. Sicuramente più del tè, che invece la fa da padrone nella cultura giapponese e orientale in genere. E proprio una ricerca giapponese del National Center for Global Health and Medicine di Tokyo pubblicata sul Journal of the American Heart Association mette in guardia sull’assunzione del caffè.  Secondo lo studio risulta che due caffè al giorno possono raddoppiare il rischio di morte per chi è iperteso grave, cioè per chi ha una pressione con la massima oltre i 160 e la minima sopra i 100. Invece a chi ha avuto un infarto o semplicemente gode di buona salute e non ha alcuna patologia un caffè fa anche bene.
Da altri studi emerge il dato che bere regolarmente caffè può ridurre il rischio di malattie croniche come diabete e alcuni tipi di cancro. Può esser anche causa di depressione. Ma non è chiaro se a causa della caffeina o di altri componenti. Troppo caffè può determinare un aumento della pressione e ansia, palpitazioni cardiache e disturbi del sonno. Ma questo già lo sapevamo per esperienza diretta. Lo studio giapponese si è basato su un campione di 6.750 maschi e 12mila femmine tra i 40 e i 79 anni tra il 1988 e il 1990. Durante quasi 19 anni di follow-up, sono state registrate 842 morti per cause correlate a malattie cardiovascolari e le analisi hanno evidenziato che il consumo di due o più tazze di caffè al giorno era associato a un raddoppio del rischio di morte per malattia cardiovascolare tra chi aveva una pressione pari a o superiore a 160/100 mm Hg.
Ci dicono anche che chi beve caffè abitualmente è più facile che si metta a fumare e a bere alcol, che mangi meno verdure che, si sa, fanno sempre bene, e che abbia livelli di colesterolo totale più alti, indipendentemente dalla pressione sanguigna.

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