Urbanistica, va concertata o dev’essere partecipata?

( di Giorgio Massignan ) Da qualche decennio le Pubbliche Amministrazioni sono passate allo strumento dell’urbanistica concertata. Gli operatori privati possono intervenire con loro proposte, nella fase di pianificazione. Lo scopo è quello di realizzare i progetti e i piani, con risorse economico-finanziarie pubbliche e private, operanti in sintonia e in sinergia. In un recente passato, la disciplina urbanistica si basava sul soggetto pubblico come unico attore delle scelte d’uso del territorio; ora non è più così, si pianifica sulla base degli interessi dei privati. 
In realtà, le recenti  leggi urbanistiche prevedrebbero un’ampia partecipazione dei cittadini alle scelte territoriali, partecipazione che solo in rari casi è avvenuta. Più spesso, le Pubbliche Amministrazioni si sono limitate a esporre pubblicamente i loro piani, a ricevere le conseguenti osservazioni, e a ignorarle. Coloro che godevano e godono dell’attenzione e dell’interesse degli amministratori pubblici erano e sono  gli operatori economici privati.  

Di fatto, l’urbanistica concertata o, contrattata, ha consentito la partecipazione alle decisioni urbanistiche a coloro che, dall’uso del territorio intendono, lecitamente, ricavarne profitto. L’apporto del capitale privato nel  sistema decisionale, ha portato a scelte d’uso che hanno appagato gli interessi dei privati, ma spesso a scapito di quelli collettivi. Non di rado si assiste a sovradimensionamento di strutture commerciali, terziarie, direzionali e alberghiere.  L’urbanistica partecipata che, attraverso il coinvolgimento attivo dei cittadini avrebbe potuto rispondere alle necessità reali del territorio, è rimasta un’illusione.    

E’ lecito chiedersi: quanto l’interazione tra le Pubbliche Amministrazioni e gli operatori privati ha risposto ai reali bisogni del territorio?  Che ruolo ha l’urbanistica concertata nel  permettere ai capitali privati di intervenire per la realizzazione di grandi opere, spesso costose, impattanti e inutili? Soprattutto, ci si domanda quanto la criminalità organizzata si sia introdotta nelle decisioni urbanistiche, grazie all’apporto di incensurati professionisti e la complicità di qualche politico.  Al nord, le organizzazioni malavitose non agiscono con le armi le minacce e le rappresaglie, o non solo, ma con la loro forza finanziaria. 
I loro investimenti sono per il 60% in alberghi, ristoranti, aziende di trasporto,  supermercati e depositi all’ingrosso dove, sovra-fatturando e sotto-fatturando, possono  riciclare il denaro sporco. Ma, nel 40% dei casi gli investimenti sono finalizzati a creare profitto e sono relativi al settore immobiliare, all’ edilizia e ai servizi pubblici, come la gestione dei rifiuti. Ambiti  dove è necessario intervenire nella fase decisionale della pianificazione e/o ottenere le autorizzazioni dalle Pubbliche Amministrazioni.
Le scelte d’uso del territorio sono troppo importanti per permettere che siano decise soprattutto dagli interessi economici, o peggio da quelli della criminalità organizzata. Per questo è necessario porre dei limiti all’urbanistica concertata e iniziare a pianificare con quella partecipata, dove le scelte vengono prese con il contributo attivo e reale della popolazione.

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