Zhara Popal, così Verona ha accolto l’ufficiale afghana fuggita dai talebani

«Prima dell’arrivo dei Talebani ero al vertice del comando di genere dell’esercito afghano ad Herat, che collaborava con le truppe italiane – ha raccontato Zhara –. Quando si sono nuovamente insediati sapevo che io e marito eravamo nella loro lista e che ci avrebbero ucciso. Un giorno, mentre eravamo alla base militare il mio comandante venne da me e mi disse di andare a casa con mio marito perché la situazione si stava facendo difficile. Con i miei fratelli, anche loro militari, me ne sono andata – con me c’era anche la mia bambina di pochi mesi –.  Durante il tragitto i Talebani ci hanno attaccato; un razzo ha colpito di striscio il nostro mezzo, e mi sono ritrovata a dover nascondere mi figlia sotto i sedili dell’auto e ad affrontare i Talebani. Per fortuna siamo riusciti a scappare e a tornare in caserma, da dove, con un volo militare, siamo stati portati a Kabul. Nella capitale regnavano il caos, la paura e la sofferenza e per una settimana non abbiamo mangiato nulla. Con noi non c’era il nostro primogenito, che ci avrebbe raggiunto successivamente. Tramite un’amica ho conosciuto il giornalista Biloslavo e grazie a lui sono poi riuscita ad arrivare qui a Verona. Oggi il 99 per cento del popolo afgano non ha da mangiare. La situazione è disperata e solo l’1 per cento delle notizie viene mostrato all’Occidente. In questo preciso momento sicuramente i Talebani staranno facendo rastrellamenti casa per casa per cercare persone affiliate al Governo precedente. I Talebani non sono cambiati, anzi sono peggiorati. Vorrei ringraziare dal profondo del mio cuore non solo Biloslavo ma anche Alessandra Vaccari, don Renzo Zocca, Maria Daniela Maellare, Vito Comencini, Andrea Bacciga, Anna Cinzia Bonfrisco e il Governo italiano per avermi portato a Verona. Vi devo la vita.» 

In Commissione Prima il presidente Andrea Bacciga ha ospitato Zhara Popal, la “soldato Jane” afghana scappata dal suo Paese perché minacciata dai Talebani. Presenti anche i protagonisti della cordata di solidarietà – i giornalisti Fausto Biloslavo e Alessandra Vaccari, Don Renzo Zocca dell’associazione L’Ancora, l’assessore ai Servizi Sociali Maria Daniela Maellare e l’onorevole Vito Comencini – che ha permesso il trasferimento di Zhara e della sua famiglia a Verona. 

«Dopo la presa dei Talebani, la situazione a Kabul era ed è estremamente drammatica – ha spiegato Biloslavo –. Come inviato di guerra ero presente nel Paese anche durante l’evacuazione dei contingenti occidentali, finita in un bagno di sangue con il terrorista dell’Isis, che si era fatto saltare in aria. Successivamente sono tornato e ho visto che molti collaboratori dell’esercito italiano erano e sono ancora là. Abbiamo creato una sorta di piccola Schindler’s list per salvarli. E prima della lista c’era proprio Zhara, ricercata in tutto il Paese. La lista è composta soprattutto da donne: mogli e figlie di collaboratori fatti sparire dai Talebani, e anche una giornalista. Si tratta di persone che rischiano la vita e hanno urgenza di essere portate via dall’Afghanistan. Casi urgenti e immediati perché rischiano la vita.» 

Vaccari ha sottolineato il ruolo fondamentale di don Zocca nel salvataggio di Zhara, che non sarebbe potuta uscire dal Paese senza una lettera di invito da parte di chi avrebbe garantito la permanenza e il sostentamento a Verona suo e della sua famiglia: «Voglio anche ricordare il ruolo dell’europarlamentare Anna Cinzia Bonfrisco, che ha fatto in modo di accelerare le pratiche burocratiche e sanitarie. Ritengo che il mio sia un lavoro da privilegiati, che dà la possibilità di entrare in contatto con tante persone. Ed è proprio questa rete di rapporti che ci ha permesso di salvare la vita a quattro persone.»

«C’è più gioia nel dare che nel ricevere» ha commentato don Zocca, evidentemente commosso. 

L’assessore Maellare ha evidenziato il ruolo di «Iciss, gli istituti Civici di Servizio Sociale che hanno messo a disposizione gli alloggi per Zhara e la sua famiglia al suo arrivo a Verona: c’è una rete organizzata di enti e istituzioni che gira intorno ai bisogni della città e che ci consente di dare risposte. Ora, anche con gli assistenti sociali, stiamo lavorando affinché sia possibile dare una collocazione definitiva alla famiglia, per una nuova normalità in un contesto di integrazione e per permettere al primogenito di frequentare la scuola». 

«Con grande orgoglio oggi in questa Commissione abbiamo ascoltato come si sia messa in moto la macchina di solidarietà di Verona, città dell’accoglienza, un esempio per l’Italia, nei confronti di chi ha davvero bisogno, come la famiglia di Zhara – ha concluso Comencini –. Un plauso ai giornalisti coraggiosi che spesso, anche in maniera silenziosa, operano in situazioni di pericolo in giro per il mondo. Non dimentichiamo anche i nostri militari italiani che hanno operato in Afghanistan e di coloro che sono morti nell’esercizio delle loro missioni nel tentativo di assicurare la pace e un futuro migliore a quel popolo.»

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