L’Italia tace e Verona continua a perdere i pezzi
(Attilio Zorzi) Il risiko bancario italiano si infiamma con l’accelerazione francese su Banco BPM, terzo gruppo creditizio del nostro Paese e ormai ex banca di riferimento della provincia di Verona. Negli ultimi giorni, Crédit Agricole, il colosso bancario cooperativo d’Oltralpe, ha incassato il via libera cruciale della Banca Centrale Europea (BCE) per superare la soglia del 20% del capitale di BPM, attraverso la conversione di alcuni derivati che valgono l’0,3% del capitale che sommati al 19,8% già detenuto porta CA al 20,1%.

L’autorizzazione a procedere della BCE, arrivata dopo mesi di istruttoria, consente a Crédit Agricole di salire appunto dall’attuale 19,8% fino a un massimo del 29,9%, rimanendo strategicamente al di sotto della soglia del 30% che farebbe scattare l’obbligo di un’Offerta Pubblica di Acquisto (OPA) totalitaria, in ossequio alle norme contenute nel nuovo TUF.
Tuttavia, il disco verde di Francoforte non è incondizionato: la BCE ha imposto precisi paletti di governance per evitare che l’aumento della quota si traduca in un controllo di fatto sulla banca milanese, perché ormai di veronese non è rimasto nulla, al netto della sede amministrativa in Piazza Nogara, più di facciata che altro. In particolare, nel prossimo rinnovo del CdA, Crédit Agricole non potrà esprimere più di 4/5 consiglieri su un totale di 15. Questa condizione mira a preservare l’autonomia gestionale di Banco BPM, classificando la partecipazione francese come un “investimento qualificato” e non come un’acquisizione di controllo, cercando di far contente entrambe le parti, sia l’acquirente, che l’acquisito, chiaramente molto meno i piccoli azionisti locali.
La mossa di Crédit Agricole
La mossa di Crédit Agricole ha un duplice obiettivo: consolidare la propria presenza nel redditizio mercato italiano e preparare il terreno per una potenziale futura fusione.
Anche l’amministratore delegato di Banco BPM, Giuseppe Castagna, ha riconosciuto le potenziali sinergie di una simile operazione e mentre il mercato attende le prossime mosse, il Banco ha già convocato un Cda urgente e un assemblea straordinaria per modificare lo statuto e cercare di gestire la delicata fase di rinnovo della governace, a seguito di questa azione di Credit Agricole.
L’attenzione del governo per garantire la stabilità del sistema bancario italiano
L’operazione, che apre scenari di nuovi equilibri nel settore bancario italiano ed europeo, è seguita con attenzione dal governo italiano, che però si trova in difficoltà nell’usare i poteri speciali del Golden Power su operazioni intra comunitarie, dato che la Commissione Europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia nel novembre 2025 proprio a causa del fatto che il nostro Paese aveva bloccato l’OPS di UniCredit sulla stessa Bpm.La Commissione Europea ritiene, infatti, che in un settore già molto regolamentato come quello bancario e creditizio dalla BCE, non si debbano usare poteri speciali per evitare acquisizioni tra soggetti comunitari.

Tuttavia il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ricordato che la legge sui poteri speciali “vale per tutti” gli operatori, anche per quelli europei, lasciando intendere che l’esecutivo è pronto a intervenire qualora l’operazione dovesse minacciare la stabilità del sistema creditizio nazionale, a prescindere dalla procedura d’infrazione in corso e questo ci deve far ben sperare, perché altrimenti ci si sarebbe trovati nella strana ed assurda situazione che per impedire la fusione tra due grandi banche italiane si finisca per fare l’ennesimo regalo ai francesi e al loro sistema bancario, in grossa difficoltà, ben più del nostro.
Va ricordato, infine, che quando si tratta di interessi propri, Parigi é sempre pronta ad intervenire, anche contro l’Italia, come già accaduto in passato, a prescindere da tutto e l’Unione Europa non è mai così solerte nel muoversi come quando lo fa contro l’Italia.
Verona non mette il becco su una banca che era dei veronesi
Alla luce di questi eventi, tornando sul piano locale, é sempre più evidente, come la nostra Verona abbia perso qualsiasi contatto e controllo con l’ormai l’ex Banca Popolare, che é una public company a tutti gli effetti, la cui stanza dei bottoni é a Milano, e sia completamente estranea alle vicende bancarie che riguardano il territorio, nonostante il Banco abbia ancora un forte radicamento nella nostra provincia.
Questi fatti rappresentano, quindi, l’ennesima conferma che se non si lavora per tutelare la città e i suoi interessi, i prezzi pregiati una volta ceduti, senza adeguate contropartite, andranno persi per sempre e con le dinamiche finanziarie odierne, si rischia persino di vendere agli esteri i migliori assets del nostro territorio senza nemmeno rendersene conto.
E una volta perso il valore, riportarlo a casa é praticamente impossibile.
Il Risiko bancario proseguirà e anche se non sappiamo ancora come finirà questa operazione, ci auguriamo che clienti e interesse nazionale e territoriale siano tutelati.
In tutto questo, infine, ricordiamoci che non si può prescindere dalla politica, soprattutto quella che viene eletta a Verona!
