Alla libreria Mameli giovedì 12 febbraio alle 18 verrà presentata la straordinaria biografia di Mario Zodiaco, con una prefazione di Tonino Lamborghini. Previsto un collegamento video con Zodiaco a Panama.

(Marco Guidi) Devo, per iniziare, un’assicurazione al lettore: quello che sta per leggere non è opera di fantasia, non è un romanzo, ma si tratta di un racconto vero, di cose successe realmente e, per di più, alla stessa persona. Che poi si tratti di vicende che riempirebbero non una, ma tre vite normali, è un altro discorso. Perché Mario Zodiaco non è una persona normale. Non è normale per l’inventiva di cui ha saputo dare prova, non è normale per la sua capacità, quasi miracolosa, di realizzare le cose che aveva pensato. Ma non è nemmeno normale per la sua capacità di finire nei guai e di uscirne soltanto nel modo più doloroso e costoso.

Lui parla di destino avverso. Io, che non credo al destino se non nella misura in cui chiamiamo “destino” il nostro carattere, potrei dire di un carattere insieme complicato e troppo candido. Anzi, usando la maiuscola, ogni tanto, pensando alla vicenda di Mario mi viene da paragonarla a quelle di Candide di Voltaire. Come dice Candide, Mario ha la “rara e pericolosissima capacità” di finire dentro inghippi kafkiani e di non uscirne mai in maniera normale, bensì attraverso le complicazioni più astruse e costose. Costose, non solo in termini economici ma anche, e soprattutto, umane.

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C’è poi un aspetto che di Mario, che conosco fin dai tempi dell’adolescenza, mi era sempre sfuggito: la capacità di essere ferito dalla malevolenza, dall’invidia, dalla bassezza altrui. Dietro la maschera dell’uomo di successo, del playboy, del proprietario di auto da sogno, Mario nascondeva un dramma che solo potrà far sorridere altri, non certo chi, come lui, l’ha interiorizzato fino a farne un motivo di fuga da tutto: casa, amici, ambiente, patria.

Non voglio raccontarvi le vicende della vita di Mario, sarebbe togliervi il piacere e, da un certo punto in avanti, anche l’angoscia della lettura. Vi basti sapere, per iniziare, che Mario, senza grandi fortune alle spalle, senza team di esperti, senza politici e banchieri di copertura, è riuscito, almeno due volte, a rivoluzionare alcuni aspetti della vita italiana. Da solo, seguendo quelle idee che gli germogliavano veloci in testa fin da quando, da ragazzino, si era costruito le scarpe riscaldate elettricamente per non patire freddo ai piedi. Questo libro si può leggere come tre opere diverse.

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L’adolescenza di un ragazzo bolognese degli anni Sessanta. Poi l’invenzione di un business su quattro ruote e, poi, di una cosa ancora più grande. E, infine, terza parte, una specie di precipitare agli inferi senza colpe, se non quelle di essere un pochino sprovveduto. Ma pagando un prezzo eccessivo e talmente sproporzionato da togliergli perfino la voglia di rifarsi contro coloro che hanno cercato, riuscendoci, di rovinargli la vita. Contro avvocati incapaci, quando non truffaldini, magistrati superficiali e dall’arresto facile, personale consolare colluso nella migliore delle ipotesi… Ora, Mario pare vivere felice, lontano da casa, in un paese esotico. Solo la riflessione e la lontananza gli hanno permesso di ripercorrere la sua vicenda. E lo ha fatto in modo, a mio avviso, affascinante. Scrivendo un libro che non è solo una rara testimonianza umana, ma anche il racconto di un’avventura che si legge, come e meglio, di un romanzo.