( p.d.) Avete visto le intenzioni di voto accolte dall’agenzia EMG per il Tg3?
Il centrodestra è al 45,8%, il centrosinistra al 44. 3,8 punti di differenza. Basta che si sposti l’1,9% degli elettori e addio governo Meloni! E non è che le politiche siano tanto in là. Manca un anno e mezzo. 

Nel presentare il sondaggio il centrosinistra è quello del “campo largo” ossia tutto unito, M5S compreso, che sono una specie di Lega del Sud al 12,2%. Il Pd è stabile al 21,4, AVS al 5,8, mica poco, e poi Italia Viva al 2,6, e +Europa al 2.

Nel centrodestra le proporzioni rimangono più o meno le stesse: FdI al 27,4, FI al 9,4, la Lega al 7,5 e Noi Moderati all’1,5.

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L’importanza dei partiti minori

Il sondaggio non ha considerato nei due blocchi, perché non schierati, Azione, il partito di Calenda, accreditata di un 3,5, il partito Liberal-democratico all’1,7, tendenti più a sinistra che a destra. E il nuovo partito di Vannacci, Futuro Nazionale, al 2,1 e Democrazia Sovrana Popolare di Marco Rizzo all’1,5.

Nel frattempo il governo s’accinge a portare in Parlamento la nuova legge elettorale, a impianto proporzionale con premio di maggioranza, senza indicazione del premier sulla scheda, ancora con i listini bloccati e soprattutto senza preferenze. Ciliegina sulla torta sarebbe previsto addirittura il meccanismo del ballottaggio. Prematuro, finché non si sarò esaminata attentamente la proposta di legge, esprimere giudizi.

In ogni caso, con qualunque legge si vada a votare nel settembre del 2027, le distanze fra centrosinistra e centrodestra rendono importantissimi i partiti minori, sia dell’uno che dell’altro schieramento. In particolare quello del generale Vannacci potrebbe diventare determinante per la vittoria del centrodestra. Con il suo 2,1% potrebbe far pendere la bilancia da una parte o dall’altra.