Il Nord produttivo spinge per la riforma. Il resto del paese sceglie lo status quo

(Attilio Zorzi) Referendum. Le urne si sono chiuse oggi alle 15. Il verdetto è inappellabile: gli italiani (del centro sud) hanno respinto la riforma costituzionale sulla Giustizia.Ma dietro la vittoria del No si nasconde una realtà geopolitica estremamente frammentata: 2 Paesi, all’interno dello stesso Stato, con visioni del mondo e della legalità diametralmente opposte.

A trascinare il fronte del cambiamento sono state, senza sorpresa, le regioni più dinamiche e industrializzate del Paese, da sempre più orientate verso il centro destra e aperte al business e all’efficienza. In Lombardia e Veneto, il Sì ha ottenuto la maggioranza, con il Veneto che fa caso a sè, andando vicino al 60% di voti a favore e mostrando plasticamente l’alterità della nostra Regione nel contesto italiano, e confermando come il tessuto produttivo del Nord veda nella riforma della giustizia (e in particolare nella separazione delle carriere) un volano indispensabile per la competitività.

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Il Lombardo-Veneto esiste ancora

Per l’imprenditore del Lombardo-Veneto, una giustizia più rapida e strutturalmente diversa non è un vezzo ideologico, ma una necessità pragmatica. La vittoria del Sì in queste zone è la firma di un’Italia che corre, che rischia e che chiede allo Stato strumenti moderni per competere globalmente. È il voto di chi non ha paura del cambiamento perché vive di innovazione e dinamismo.
Scendendo lungo la penisola, il panorama cambia drasticamente.
Nel Sud, nel centro Centro e in Emilia Romagna, il No ha dilagato, blindando l’attuale assetto costituzionale e soprattutto il “sistema” a garanzia del potere della sinistra.

Il Centro Sud assistenzialista e statalista non vuole cambiamenti

Infatti, dove l’economia è ancora fortemente legata all‘assistenzialismo e a una presenza statale spesso elefantiaca, la spinta riformatrice si è spenta, come nel caso emblematico di Sicilia e Campania. In queste aree, la conservazione dello status quo è apparsa più rassicurante rispetto a una riforma che avrebbe scosso equilibri e garanzie ormai ottuagenarie. Il risultato è quello di un’Italia che preferisce non cambiare nulla, temendo che ogni modifica al sistema possa minare le poche certezze esistenti, soprattutto per la parte di popolazione più avversa al rischio e meno disponibile a creare qualcosa di nuovo.

Il solco fra Nord e Sud oggi è più profondo

L’esito del referendum non ha solo bocciato un testo di legge, ma ha certificato la distanza siderale tra le regioni che trainano il PIL e quelle che faticano a staccarsi da vecchie logiche. Se il la Lombardia e il Nord-Est, di destra, chiedono efficienza per produrre, il Centro-Sud, di sinistra, sembra rispondere con una richiesta di protezione e continuità.

Sembra un paradosso, poiché dovrebbe essere la sinistra progressista e la destra conservatrice. Ma è ormai evidente che queste sono categorie del passato, non a caso questa riforma della giustizia era partita proprio dalla bicamerale di D’Alema, che era del PCI. Il rischio, ora, è che questa spaccatura storica tra Nord e Sud, proprio all’indomani dei funerali di Bossi, diventi ancora più strutturale e ancora più polarizzata. Con un Nord che si sente frenato da un sistema giudiziario che non sente suo e un Sud che si fa scudo del No per evitare scossoni, acuendo il malcontento sociale.

La politica e anche il governo, ora, dovranno interrogarsi su come ricucire un Paese che, nelle urne del 22 e 23 marzo, ha dimostrato di parlare due lingue diverse, ma che di fronte al mondo deve essere unito perché le partite globali sono veloci, non aspettano e non perdonano gli immobilismi.
Chi si ferma è perduto, e l’Italia nuovamente si é fermata da sola, nonostante le sue grandi potenzialità.
A un anno e mezzo dalle politiche, tocca anche al centro destra interrogarsi su come riportare i suoi elettori alle urne per rispondere a una sinistra, che nonostante l’esito referendario, rimane in grossa difficoltà sul piano politico.
Ai posteri l’ardua sentenza! A noi sta invece lavorare per cambiare le cose!