(Giorgio Massignan) Parona si è mobilitata per bloccare, senza successo, l’abbattimento di 62 tigli che costeggiavano via Preare, per permettere la costruzione di un percorso ciclabile finanziato con i fondi europei PNRR.
L’assessore con delega al verde, ha giustificato l’operazione con le condizioni critiche delle piante, giunte a fine vita e quindi pericolose.
La stessa Consulta del Verde, composta da agronomi, ambientalisti e da altre categorie esperte del settore, ha approvato l’eliminazione dei tigli perché ritenuti malati.

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alcuni tigli di via Preare ‘condannati’ a morte dal comune

L’Amministrazione comunale ha espresso l’impegno di sostituire gli alberi tagliati, piantandone altri all’altro lato di via Preare.
Ma, il Comitato degli abitanti della zona ha manifestato il timore che la fretta di eliminare i tigli, nonostante il periodo di nidificazione, non sia dovuta alle loro condizioni e alla conseguente sicurezza, ma alle scadenze per confermare i finanziamenti del PNRR per la realizzazione del percorso ciclabile.

Tagliano i tigli per fare la pista ciclabile

Va segnalato che in ottemperanza della normativa europea PAC e della tutela della biodiversità, in Italia, nel periodo tra il 15 marzo e il 15 agosto, è vietato potare o tagliare alberi, siepi e arbusti per proteggere la nidificazione dell’avifauna.
L’assessore competente ha dichiarato che dal monitoraggio con i droni sugli alberi da abbattere non sono stati rilevati nidi.
Il Comitato promotore della protesta ha replicato che non è stato possibile vedere le perizie fatte e che, per il momento, ci si deve basare solo sulle dichiarazioni degli organi amministrativi.

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Ed è proprio il difficile rapporto tra i cittadini e gli amministratori il vero problema da affrontare.
Ci sono interventi che obbligano a scelte dolorose per raggiungere una maggiore qualità urbana ed altri che sono solo ispirati dalla speculazione.


Per i cittadini è difficile distinguerli e il loro giudizio si basa sul danno ambientale che provocano.
Ma, un‘Amministrazione che ha fatto della partecipazione il suo cavallo di battaglia, avrebbe dovuto informare e discutere con gli abitanti prima di prendere certe decisioni difficili e valutare assieme a loro gli eventuali benefici e le possibili alternative.
Non si è fatto nulla di tutto questo ed ora si rinnovano gli scontri tra l’Amministrazione comunale e i Comitati di cittadini, confermando il fallimento della politica democratica e partecipativa.

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Non sostengo che si debba seguire pedissequamente quello che chiede il popolo, ma affermo sia doveroso che le decisioni e le scelte siano chiare, trasparenti e prese dopo un oggettivo confronto con gli abitanti della zona.
Solo cambiando il meccanismo della pianificazione, da concertata a partecipata con i cittadini, (alcune città italiane e molte europee lo hanno fatto), si può sperare che le cose cambino.

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All’inizio di questa amministrazione avevo contattato le forze di maggioranza e alcune di minoranza per fare inserire nello statuto e nel regolamento edilizio l’obbligo della vera pianificazione partecipata.
Avrebbe obbligato l’amministrazione attuale e quelle future ad adeguarsi.Ma non si è concluso nulla.

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