(di Francesca Romana Riello) “Ci sono anch’io, la disabilità oltre lo sguardo che manca”: il titolo è già una posizione. Ci sono anch’io non è una formula di cortesia, non è il nome di una campagna. È una dichiarazione. Francesco Miraglia e Daniela Maria Vita partono da qui per spostare il discorso sulla disabilità dal piano dell’emozione a quello del diritto.

Giovedì 16 aprile alle 18, al Caffè Dante Bistrot, il volume sarà presentato in un incontro pubblico moderato da Maurizio Pedrini, giornalista e segretario nazionale UNCI. Non solo una presentazione ma un confronto che tiene insieme racconto, tutela giuridica e il modo in cui l’informazione costruisce o distorce  certe immagini.

"Ci sono anch’io, la disabilità oltre lo sguardo che manca"

Un libro e un incontro per rimettere al centro diritti, dignità e responsabilità collettiva

Il libro ruota attorno alla storia di Sara. Non serve a commuovere. Serve a mostrare dove il sistema si blocca: negli spazi, nelle procedure, nel linguaggio. La sua quotidianità è fatta di ostacoli ripetuti e di piccoli margini conquistati. Non c’è nulla di eccezionale, ed è proprio questo il punto.

Miraglia, penalista con una lunga esperienza nella tutela dei soggetti vulnerabili, costruisce il testo anche sul piano giuridico. Richiama principi noti; uguaglianza sostanziale, dignità, partecipazione  e pone una domanda semplice: perché restano così spesso disattesi? La scrittura evita il tecnicismo, ma non arretra sulla precisione. Accanto a lui Daniela Maria Vita, esperta di diritti umani, tiene insieme norma e realtà.

"Ci sono anch’io, la disabilità oltre lo sguardo che manca"

“Ci sono anch’io, la disabilità oltre lo sguardo che manca

Il passaggio è netto: la questione non è la persona, è il contesto. La disabilità non viene trattata come un limite da gestire, ma come una dimensione della diversità che mette sotto pressione l’organizzazione collettiva. Le barriere non sono solo fisiche. Sono scelte. Spesso invisibili perché diventate abitudine.

Qui il libro prende posizione. Contro l’assistenzialismo, che riduce tutto a un problema da contenere. Sara non è un caso. Non è una storia da sistemare. È una presenza che non dovrebbe dover chiedere spazio.

Dalla storia di Sara una riflessione concreta su cosa significa davvero integrazione oggi

L’incontro al Caffè Dante prova a non fermarsi lì dove spesso ci si ferma. La sensibilizzazione basta fino a un certo punto. Dopo, o cambia qualcosa, oppure no.

Pedrini porterà anche una questione che riguarda direttamente chi racconta: come si parla di disabilità? Cosa si sceglie di dire, e cosa si evita? Non è solo una questione di parole. È una questione di sguardo.

Il libro non chiude il discorso. Lo riapre. E alla fine la domanda resta lì, senza appigli: lo spazio pubblico è davvero condiviso, o è solo concesso a chi rientra nei parametri?

Ci sono anch’io, la disabilità oltre lo sguardo che manca