L’Italia e l’Europa invece continuano, facendosi del male

(Attilio Zorzi) La chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio energetico, sta producendo effetti immediati sugli equilibri globali. Questo stretto rappresenta infatti un vero e proprio “collo di bottiglia” attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale diretto verso Europa, Asia e Stati Uniti.

Il blocco improvviso ha innescato una crisi di approvvigionamento che ha costretto Washington a rivedere temporaneamente alcune delle proprie rigidità e sanzioni politiche.


In questo contesto Trump ha deciso di prorogare fino al 16 maggio la sospensione delle sanzioni sul petrolio russo, consentendo per i prossimi 30 giorni l’acquisto legale di greggio proveniente da Mosca, purché già caricato su petroliere prima del 17 aprile. Una misura emergenziale pensata per tamponare le carenze di offerta causate dalla paralisi dello Stretto di Hormuz e garantire la stabilità dei mercati energetici interni e internazionali.

trump n489350 696x418 1065211 4093720270 1

Il realismo Usa vince sull’ideologia europea

Nuovamente il realismo e le necessità contingente hanno il sopravvento sull’ideologia, che soltanto l’Unione Europea e i suoi sodali non eletti, continua imperterrita a perseverare danneggiando cittadini ed imprese.
La decisione rappresenta, infatti, un significativo cambio di rotta nella politica estera americana, che spiazza Bruxelles, sempre più distante ed avulsa dalla realtà, totalmente inutile su qualsiasi piano, se non quello dell’isterismo burocratico che rallenta e danneggia qualsiasi programma di sviluppo su ogni livello.

Solo pochi giorni fa, tra l’altro, il segretario del Tesoro Scott Bessent aveva assicurato all’Ucraina che non sarebbe stata concessa alcuna ulteriore “licenza generale” per l’acquisto di petrolio russo, tuttavia, l’Ucraina conta per Washington, soltanto nella misura in cui, non danneggia in alcun modo gli interessi americani, che hanno la precedenza e che quindi, nel momento del bisogno Kiev non viene considerata.

Le conseguenze

La proroga dello stop alle sanzioni appare quindi come l’ennesima inversione di posizione dettata più dalla necessità che da una reale revisione strategica.
Le conseguenze geopolitiche di questa scelta sono rilevanti. Da un lato, gli Stati Uniti cercano di evitare uno shock energetico che potrebbe avere ripercussioni economiche globali e interne; dall’altro, la misura rafforza indirettamente la Russia, che da questa crisi sta aumentando i guadagni di decine di milioni di dollari al giorno. I proventi derivanti dalle vendite di greggio potrebbero infatti tradursi in nuove risorse finanziarie per il Cremlino, impegnato dal 2022 in nel conflitto prolungato con l’Ucraina.

russia 1383421 1280



Per Kiev, la decisione americana rappresenta un duro colpo. L’ingresso di nuovi flussi di denaro nelle casse russe potrebbe contribuire a sostenere lo sforzo bellico di Mosca, complicando ulteriormente la già delicata situazione sul campo.


In definitiva, la crisi dello Stretto di Hormuz mette in evidenza quanto il sistema energetico globale sia ancora vulnerabile a shock improvvisi e quanto le scelte politiche, anche quelle più ferme, possano essere rapidamente riconsiderate di fronte a emergenze strategiche, perché la Realpolitik per gli imperi è più importante dell’ideologia, inseguita soltanto dai burocrati post storici e non eletti dell’inutile Unione Europea. In uno scenario internazionale sempre più instabile, la sicurezza energetica torna al centro del gioco geopolitico, imponendo compromessi che fino a pochi giorni prima sarebbero sembrati impensabili.