L’aumento delle pensioni non basta

Tra l’aumento dei costi energetici e la pressione fiscale, il potere d’acquisto dei pensionati continua a ridursi. È questo l’allarme lanciato da Anap Confartigianato, che evidenzia come il lieve incremento degli assegni previdenziali non sia sufficiente a fronteggiare il caro vita.

“Il problema non è quando arriva la pensione, ma quanto vale davvero”, afferma Gianni Peruzzi, presidente di Anap Verona, sottolineando come per i pensionati artigiani la principale criticità non sia lo slittamento del pagamento, ma l’impatto crescente delle bollette.

Rincari energetici sempre più pesanti

Secondo le stime riportate dall’associazione, nei prossimi mesi le famiglie potrebbero sostenere aumenti compresi tra 350 e 600 euro annui per energia e utenze domestiche. Un incremento che, secondo Anap, rischia di assorbire fino a venti volte l’aumento medio delle pensioni.

A livello regionale, il presidente di Anap Veneto Severino Pellizzari evidenzia come l’incremento degli assegni risulti insufficiente: “A fronte di rincari così consistenti, gli adeguamenti restano del tutto inadeguati rispetto alla realtà dei costi”.

Pensioni venete e adeguamenti limitati

Secondo i dati dell’Osservatorio INPS, al 1° gennaio 2026 i pensionati artigiani in Veneto percepiscono in media 1.286,17 euro mensili, cifra che sale a circa 1.476 euro considerando anche reversibilità e invalidità. Un livello inferiore rispetto ad altre regioni del Nord Italia.

L’adeguamento previsto per il 2026, pari all’1,4%, si traduce in un aumento medio di circa 18 euro al mese, portando l’assegno poco oltre i 1.300 euro. Un incremento giudicato insufficiente rispetto all’andamento dei prezzi, soprattutto per beni essenziali come energia e carburanti.

Perdita del potere d’acquisto nel lungo periodo

Il problema, secondo l’associazione, ha radici strutturali. Tra il 2009 e il 2025, una pensione lorda di 1.200 euro ha perso circa 70 euro al mese di potere d’acquisto, pari a quasi 900 euro l’anno. Una dinamica attribuita all’effetto combinato di inflazione e tassazione.

Italia tra i Paesi con le pensioni più tassate

Un ulteriore elemento critico riguarda il carico fiscale. L’Italia resta tra i Paesi europei con il più alto livello di tassazione sulle pensioni, che può arrivare fino a 300-600 euro mensili su un assegno medio da 1.500 euro, con valori sensibilmente superiori rispetto a Germania, Francia e Spagna.

Per Anap, questa situazione contribuisce ad ampliare le disuguaglianze sociali e territoriali. “Chi ha lavorato una vita nell’artigianato oggi si trova con un reddito sempre più compresso”, osservano Peruzzi e Pellizzari, “non è solo un tema previdenziale, ma di equità sociale”.

Le proposte Anap

Di fronte a questo scenario, le Anap del Veneto e di Verona rilanciano alcune proposte condivise a livello nazionale dal Cupla, il Coordinamento unitario dei pensionati del lavoro autonomo.

Tra le principali misure proposte figura l’introduzione dell’indice IPCA in sostituzione dell’attuale sistema FOI, per garantire una rivalutazione più coerente con l’andamento reale dei prezzi.

Si propone inoltre un bonus IRPEF da 960 euro annui (80 euro al mese) per i pensionati con redditi tra 7.800 e 15.000 euro, misura che potrebbe interessare circa 3,6 milioni di persone.

“Serve un cambio di passo”

“Le pensioni, in molti casi, non garantiscono più una vita dignitosa”, conclude Peruzzi, “soprattutto in un contesto in cui aumentano costantemente costi energetici e spese obbligate. È necessario un intervento strutturale e non più rinviabile”.