(di Francesca Romana Riello). Il volo di Icaro, il teatro che guarda in faccia il disagio giovanile: domenica 26 aprile, al Teatro Guido Bianchi, va in scena “Il volo di Icaro”: una serata di beneficenza che passa dal teatro per affrontare il disagio giovanile. Appuntamento alle 19.30, con un progetto che coinvolge Salvagente Italia e l’associazione culturale Il Giardino dei Sogni, sotto il coordinamento di Maria Laura Poujade e con il patrocinio del Comune.

Il teatro come spazio di ascolto
Il punto di partenza è il mito di Icaro, ma resta sullo sfondo. La compagnia “Patetica” sceglie di portare quel volo dentro l’oggi: aspettative, paura di sbagliare, difficoltà a trovare un posto quando i riferimenti si fanno fragili.
Il sottotitolo dello spettacolo è una dichiarazione: “troppo giovani per morire, troppo vecchi per restare a casa”. Una frase netta, che tiene insieme due estremi senza cercare equilibrio.

Il volo di Icaro, il teatro che guarda in faccia il disagio giovanile
Il disagio giovanile negli ultimi anni è entrato nel dibattito pubblico soprattutto attraverso numeri ed emergenze. Portarlo sul palco cambia registro: non più categoria da analizzare, ma esperienza da vedere.
Il teatro accorcia la distanza. E quando la distanza si accorcia, diventa più difficile ignorare il problema.La compagnia “Patetica” lavora su questo equilibrio: evitare semplificazioni senza rifugiarsi nell’astratto. «Abbiamo cercato di stare dentro le contraddizioni», spiega uno degli interpreti, «senza risolverle».
Lo spettacolo procede per frammenti, più che per una narrazione lineare. Non dà risposte, ma apre uno spazio.

Una serata che prova a lasciare qualcosa
Alla dimensione teatrale si affianca quella concreta: la serata è anche una raccolta fondi a sostegno delle attività delle associazioni coinvolte.
Una formula sempre più diffusa anche a livello locale, che funziona quando il contenuto regge e il tema non diventa un pretesto.
Il Teatro Bianchi, con la sua dimensione raccolta, permette un ascolto diretto, senza filtri.
Una serata non risolve il disagio giovanile. Ma può spostare lo sguardo. E, a volte, è da lì che qualcosa inizia.

