(Ennia Daniela Dall’Ora) La radice della parola volontariato è volontario, dal latino volontà, in quanto chi sceglie di aderire a dei servizi di volontariato lo fa di sua spontanea volontà. Il volontario si offre per intervenire in situazioni di bisogno guidato o influenzato da caratteristiche sue proprie come l’altruismo, il sentirsi utile e in dovere di dare parte di sé ad altri. Oggi resta che il volontario si adopera per il benessere di altri e generalmente dà il meglio di sé per arrivare allo scopo, ma è circondato da nuovi termini come fondazione, associazione no profit, onlus, ente filantropico, impresa sociale ovvero il Terzo Settore.

Il Terzo Settore

Il pluriattivo Terzo Settore che ha voluto e vuole far conoscere i cambiamenti sociali e attivarsi per dimostrare che ci sono modi migliori di vivere. Esso è un grande tesoro per lo Stato. Basta pensare a quanto risparmi grazie al Terzo Settore, il quale spesso individua per primo le esigenze dei cittadini e ne anticipa gli interventi. 

Un semplice esempio riguarda la donazione di sangue. È grazie alle associazioni che alla fine degli anni ’60 con una legge in Italia viene vietata la vendita di sangue e decretata la donazione di sangue gratuita. Lo Stato però venne e viene chiamato in causa, deve intervenire per offrire, spazi, servizi, in definitiva per adeguarsi alle Associazioni, al Terzo Settore oggi. 

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A Verona

Anche a Verona le Istituzioni sono chiamate a sostenere le associazioni soprattutto quelle sane, quelle che operano realmente per aiutare i propri simili, quelle attive sui vari campi di azione, culturale, sociale, sportivo e di tutela, quelle che son così impegnate nell’offrire i propri servizi che ai loro iscritti non resta il tempo per organizzare grandi campagne pubblicitarie. Per farlo inoltre servono fondi, contributi. 

Sarebbe auspicabile che le istituzioni di Verona come il Comune, la Provincia, gli Enti, le Partecipate sostenessero (alternando i contributi disponibili) proprio codeste associazioni, le quali non trovano posto in prima pagina e non di rado per mantenersi e far fronte ai doveri imposti dallo Stato contano sull’autofinanziamento dei propri volontari. 

I volontari come le api

Mi piace paragonare i volontari di queste associazioni di solito piccole, formate da una trentina di volontari, a delle api laboriose che contribuiscono accumunate dallo stesso scopo a operare instancabilmente affinché il nido resti vivo, si assicuri scorte e cresca numeroso. Come le api i volontari non hanno molto tempo libero per sé stessi, a volte rubano tempo che dedicherebbero alle loro famiglie, e in mille modi cercano di equilibrare la loro professione con il volontariato scelto.

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I bilanci delle piccole associazioni di volontariato

Il loro tempo libero è generalmente dedicato al volontariato sul campo o ad adempiere all’iter burocratico non indifferente richiesto proprio dalle istituzioni che essi, volontari, affiancano ed aiutano. Se una volta si sceglieva un’associazione e si entrava subito a farne parte, oggi il volontario deve seguire giustamente corsi di preparazione e di aggiornamento e persino corsi per imparare a redigere per esempio il bilancio richiesto dal Registro Unico Nazionale Terzo Settore.

I bilanci che verranno presentati nel 2027 relativi all’anno 2026 saranno più snelli, secondo il nuovo decreto Ministeriale per le Associazione che non superano entrate pari a 60.000 euro in ragione del fatto che una piccola associazione non può permettersi di pagare un commercialista. Le ‘fondazioni’ infatti, più strutturate e con personale amministrativo, riescono a ottenere contributi e aiuti più facilmente delle piccole associazioni di volontariato, che però svolgono un ruolo non meno utile sul territorio.

Sono i volontari l’essenza del volontariato

Tutti i volontari sono felici che Verona si sia aggiudicata il titolo di Capitale del Volontariato: porta onore alla nostra città. Forse è l’occasione per dare un maggior risalto e riconoscimento all’effettivo operato di quegli instancabili volontari che sul territorio sanno “farsi su le maniche” per porgere una mano, offrire un consiglio, tutelare indifesi e fragili, in definitiva relazionarsi con un proprio simile in stato di bisogno.

È a loro, ai volontari coscienti di quanto sia di responsabilità il loro intervento che deve attribuirsi il merito assegnato più che al volontariato in generale. Quest’ultimo raccogliendo forme diverse di organizzazioni, può correre il pericolo che i propri associati non riescano del tutto a identificarsi in maniera assoluta nella definizione di volontario: “persona non retribuita la quale sceglie di operare spontaneamente a favore di altri esseri umani o situazioni che necessitano di protezione, tutela e aiuto”. Se adottano e mettono in pratica il significato di volontario, allora sì,  ben venga ogni onorificenza a Verona per i propri volontari! Se la meritano con un lungo plauso.