(di Francesca Romana Riello). Arte contemporanea, il Ristori apre il confronto sul presente: dal 1 al 3 maggio il Teatro Ristori ospita la prima edizione del Festival dell’Arte Contemporanea. Tre giorni di incontri, proiezioni e spettacoli costruiti attorno a una domanda che il sistema dell’arte raramente si pone in pubblico: chi parla, e a chi.

Il programma alterna nomi del circuito critico italiano e artisti che quegli ambienti li hanno attraversati da dentro. Il filo è quello del confronto diretto. Non la rassegna che espone, ma la conversazione che prova a mettere in discussione.

La prima giornata si apre con Emilio Isgrò, figura centrale nella ricerca artistica del dopoguerra. La proiezione del film “Autocurriculum sotto il sole” introduce un dialogo con il critico Marco Bazzini sulla cancellatura come gesto e come metodo. Nel pomeriggio il programma si sposta sul rapporto tra arte e impresa: il Premio Villa della Torre entra in scena come caso concreto di mecenatismo, con tutto ciò che comporta; scelte, aspettative, rapporti di forza.

Arte contemporanea, il Ristori apre il confronto sul presente

Arte contemporanea, il Ristori apre il confronto sul presente

Il secondo giorno si entra nella storia della pittura del dopoguerra attraverso una rilettura guidata da Ilaria Bignotti e Laura Lamonea, con la presenza di artisti come Claudio Verna e Gianfranco Zappettini, che quei movimenti li hanno vissuti in prima persona. Non una lezione accademica, ma una rilettura su come quelle esperienze si leggono oggi.

Nel pomeriggio Carlo Vanoni e Francesca Cavallin portano il discorso sul presente, sugli equivoci che attraversano il sistema artistico contemporaneo. La giornata si chiude con Franco Guerzoni e il concerto di Maurizio Vandelli, dove le arti visive incrociano la musica.

Arte contemporanea, il Ristori apre il confronto sul presente

Tra linguaggi, mercato e nuove generazioni

L’ultima giornata guarda più avanti. Il critico Marco Tonelli mette a confronto Stefano Arienti, Matteo Basilè e Giovanni Morbin in un dialogo sulle nuove generazioni e sui linguaggi che stanno cambiando.

Segue un passaggio sul collezionismo attraverso l’esperienza diretta di Francesco Montresor. Non teoria, ma pratica: come si costruisce una collezione, cosa orienta le scelte.

La chiusura è affidata a Costantino D’Orazio con Valerio Berruti, Chiara Calore e Marco Cingolani sul tema della figura nell’arte contemporanea. A chiudere il festival, lo spettacolo “L’arte è una caramella” di Vanoni.

Il punto resta questo: provare a costruire un dialogo che non resti chiuso tra addetti ai lavori. Tre giorni per aprire una conversazione più ampia, dentro e fuori il sistema dell’arte. Verona, per una volta, al centro.

Arte contemporanea, il Ristori apre il confronto sul presente