(Gianni Schicchi) Le sonorità calde del violino di Markus Placci, accompagnate dagli archi de I Virtuosi Italiani, hanno offerto al Ristori un omaggio speciale, percorrendo le celebri Quattro Stagioni di Vivaldi, nella ricomposizione di Max Richter e le Quatro Estaciones Portenas di Piazzolla, ambedue proposte questa volta con una variante: l’accompagnamento di un balletto.
Il quinto appuntamento della 25/a Stagione concertistica de I Virtuosi Italiani si è così proposto con un’interessante rilettura in controluce delle due famose pagine, coreografate dal regista Mvula Sungani e dalla collega, l’étoile Emanuela Bianchini, aprendo così nuove vie allo spettacolo e “per restituire a chi assiste un’esperienza multisensoriale”, come sostiene lo stesso Sungani.

Il tedesco naturalizzato britannico Max Richter, candidato finora a ben 3 Grammy Award, ha ricomposto nel 2012 e nel 2018 (aggiungendovi Spring 1 e 2) le Quattro Stagioni vivaldiane reinterpretandole in chiave postminimalista. Le sue Stagioni sono un progetto molto particolare perché riscritte completamente mantenendo solo un quarto del materiale originale e rielaborandolo il resto con tecniche minimaliste e ripetitive.
Non si tratta di una semplice esecuzione moderna, ma di una vera ricomposizione di melodie che emergono e scompaiono, con schemi ripetuti in ipnotiche atmosfere, che riportano Vivaldi ad un pubblico moderno. Rispetto a quelle del prete rosso, la loro struttura è più fluida e ciclica, meno racconto e più esperienza immersiva. Una colonna sonora che ha incontrato molti favori tra il pubblico, apparendo anche nella serie televisiva pluripremiata L’amica geniale.

Nella serata al Ristori si è poi aggiunto l’omaggio dell’argentino Astor Piazzolla, figura rivoluzionaria del tango sudamericano, di cui Placci e I Virtuosi Italiani hanno proposto le altrettanto celebri Cuatro Estaciones Porteñas: un insieme di quattro composizioni, inizialmente concepite distinte, spesso però eseguite dallo stesso Piazzolla tutte insieme. Il titolo evoca la composizione di Vivaldi, mentre l’aggettivo “porteña” si riferisce specificatamente alla zona del porto di Buenos Aires, tra i luoghi dove ha avuto origine il tango, sottratto alle sale da ballo per essere inserito nel mondo della musica da concerto.
Protagonista della serata, accanto a I Virtuosi Italiani, è tornato a Verona Markus Placci, autentico talento del violino con cattedra al Conservatorio di Boston: il più giovane docente (a soli 26 anni) nella storia dell’istituzione americana, che oggi gode di una reputazione a livello mondiale, riconosciutagli ampiamente pure dalla stampa internazionale.
L’esibizione di Placci è stata di grande ambizione e coerenza artistica. Difficile non rimanerne colpiti dalla vastità e dalla qualità complessiva della sua esecuzione. Max Richter è un manipolatore abile ed intelligente e la pagina scritta mirabilmente, rimanda alla figura cardine del barocco italiano, sapendo sfruttare al massimo le potenzialità tecniche ed espressive degli strumenti ad arco, da cui emergono energia, ritmica, fantasia melodica.
In seconda battuta, la pagina di Astor Piazzola, nata all’insegna della più completa libertà e provvista di un carattere espressivo personalissimo, allo stesso tempo sfrontato e aggraziato, malinconico e provocante.
Nell’eseguirla I Virtuosi Italiani offrono una prova di virtuosismo tecnico spettacolare, ma soprattutto si fanno apprezzare per una sfrenata fantasia espressiva nella variegata plasticità del fraseggio e nel serrato mordente ritmico.

Da ultimo, c’era nel concerto l’accompagnamento del balletto: una novità che secondo il suo ideatore, Mvula Sungani, si presta a dare un “segnale molto chiaro e renderlo accessibile (Vivaldi naturalmente) alle nuove generazioni, che altrimenti rischierebbero di non incontrarlo”. Trovare insomma nuovi codici contemporanei, come quelli imposti dalla (sua) physical dance per creare un ponte tra linguaggi e pubblici diversi. D’accordo con lui su queste motivazioni, anche perché i suoi otto ballerini, con in testa la dolce e splendida Emanuela Bianchini, hanno inanellato una serie di figurazioni davvero splendide sul versante atletico e dell’insieme. Peccato però che non ne abbiamo capito alcuni nessi con le stagioni vivaldiane. Molto meglio la parte riferita al tango di Piazzolla, elegantissima e raffinata, in cui la Bianchini si è brillantemente proposta con il collega, lo statuario Damiano Grifoni.
Serata molto apprezzata dal pubblico e vivi consensi a tutti i partecipanti, con Placci a godersi il primo piano.
