(di Gianni Schicchi) Lodevole la disponibilità del Conservatorio Dall’Abaco ad aprire i festeggiamenti in onore del Patrono nella basilica di San Zeno, merito di cui va atto anche al neo direttore dell’istituto, la pianista Isabella Lo Porto. Il concerto inaugurale si è così svolto con la partecipazione del Laboratorio di musica antica per strumenti moderni, guidata dal maestro Andrea Bressan, attualmente anche primo fagotto della Budapest Festival Orchestra, nonché solista di fama internazionale.

Bressan, che pure insegna fagotto al conservatorio veronese, ha presentato alcuni dei suoi allievi in una rassegna che prevedeva brani di Vivaldi e Telemann. Del primo, oltre al noto Concerto di apertura, RV 151 “alla rustica”, erano in programma anche i Concerti RV 439 per flauto, fagotto e archi e RV 537 per due trombe e archi, unitamente al Concerto in re maggiore per due violini, fagotto e archi di Telemann.

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Vivaldi ebbe modo di valorizzare, oltre al proprio, diversi altri strumenti in voga nella sua epoca, dal flauto traverso al fagotto fino alla tromba: un corpus di grande rilievo per l’abilità dell’autore nell’esaltare le potenzialità tecniche ed espressive degli strumenti. Di qui una varietà sorprendente di atmosfere, suggestioni e stati d’animo, incentrati soprattutto nei tempi lenti, alcuni dei quali particolarmente coinvolgenti, come nel caso del Concerto in sol minore, dove si sono misurati Stefano Deotto (flauto) e la giovanissima Matilde Brunotti (fagotto), in una realizzazione di ottimo livello per pertinenza e coerenza stilistica, scioltezza di eloquio e cura dei particolari.

Non meno efficaci anche i tempi veloci della rassegna, sempre sorretti da una vitalità ritmica di trascinante incisività e da un brillante virtuosismo. Il riferimento va ai due Allegro del Concerto in do maggiore per due trombe e archi di Vivaldi, dove si sono distinti Pietro Salardi e Luca Micheletti, meritevoli di un plauso particolare per la resa timbrica dell’insieme.

Ha chiuso la rassegna del Conservatorio il Concerto in re maggiore per due violini, fagotto e archi di Telemann, autore prolifico, in cui tutto è giocato sul colore e sui rimandi tra i diversi strumenti, in un clima di dialogo festoso. Il risultato dell’esibizione delle violiniste Camie Eilenbecker e Anna Licciardi è stato più che lusinghiero, con il fagotto di Jacopo Francescato in evidenza anche nei passaggi di alto virtuosismo.

Ognuno dei solisti ha avuto l’occasione di mettersi in mostra e di dialogare con gli altri in un paritario spirito collaborativo, rivelando un importante capitolo di transizione dal tardo barocco alle prime avvisaglie dello stile galante.

Hanno contribuito al felice esito del concerto anche i giovani colleghi Edoardo Fabbiani, Marco Rodrigo Guzman Espejo, Aidi Luo, Ilaria Sorrentino (violini), Rachele Fainelli (violoncello), Gioia Consolaro (contrabbasso), insieme ai professori Lorenzo Colitto (violino), Chiara Parrini (viola) e Simone Bassi Astolfi (clavicembalo).

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