L’archeologo inglese, scomparso nel 2019, ha dato molto a Verona

 (Claudio Beccalossi) Un defunto illustre, tra i tanti che la memoria (soprattutto quella ufficiale) dimentica in fretta, nel Cimitero monumentale scaligero (parte nuova, area evangelica, 2° a destra, fossa inumazione n. 0003). 

Si tratta di Peter John Hudson (Manchester, Gran Bretagna, 26 settembre 1954 – Verona, 8 gennaio 2019), intraprendente ed appassionato archeologo, con anagrafica che rimanda al cinema (come il suo connazionale inglese dallo stesso cognome, il regista Hugh Hudson – Londra, 25 agosto 1936 – Londra, 10 febbraio 2023 – , candidato al Premio Oscar quale miglior regista nel 1982 per “Momenti di gloria”). La denominazione inglese Hudson significa “figlio di Hudd” o “figlio di Hugh” (Son of Hudd/Hugh), patronimico di discendenza medioevale.

    La lapide di Peter John recita con lirismo: In terra straniera / questo cuore / restituisce i pensieri / dall’Inghilterra ricevuti, / i sogni felici, / l’ilarità appresa dagli amici / e la gentilezza donata, / sotto un cielo italiano.

Morì all’ospedale “Sacro Cuore Don Calabria” di Negrar, lasciando la compagna Gabriella ed il figlio Thomas. Ne diede notizia su Twitter la Soprintendenza di Verona: A lui si devono tutte le maggiori conoscenze sull’altomedioevo veronese. Lo ricordiamo come uomo di grande cultura e conoscenza archeologica e come persona di notevoli vedute e umanità”.

   Si laureò in Lettere presso l’Università di Lancaster e si perfezionò in Studi Medioevali all’Università di Reading.

Hudson e Thompson hanno lasciato un segno nell’archeologia della nostra provincia

Il suo collega di indagini archeologiche Simon Thompson (pure lui nativo di Manchester e stabilitosi a Verona con la moglie veronese, Marzia Bersani, a sua volta archeologa, genitori di Michele e Francesca) ne sintetizzò l’attività: «Peter arrivò in Italia seguendo alcuni scavi a Pavia. Poi, si trasferì a Verona. Cominciò alla Rocca di Rivoli nel 1978, portando avanti scavi ai resti del castello medioevale sulla rocca che sovrasta la Chiusa di Ceraino, con sue prime, notevoli scoperte. Quindi, si spostò in città per gli scavi del Cortile del Tribunale, ora Scavi Scaligeri, insieme con l’architetto Libero Cecchini». 

Hudson diresse non solo i dissotterramenti nel Cortile del Tribunale ma pure quelli d’interruzione del corso dei lavori per il sottopasso di Porta Palio, nel rinnovo urbano in occasione dei Mondiali di calcio 1990 (che portarono alla scoperta d’una necropoli romana lungo la Via Postumia, databile tra il I ed il III secolo d. C.). 

Quanto venne individuato tra il 1990 ed il 1991 nell’area nelle vicinanze di Porta Palio furono ben 536 sepolture, tra inumazioni e incinerazioni. La zona della Spianà (tra via Prima Traversa Spianà a nord e via Albere a sud) restituì altre 807 tombe (in largo numero di cremati ed in estrema minoranza di interrati). Ulteriori approfondimenti condotti tra il 2008 ed il 2009 lungo via Albere fecero riemergere dal lontano passato 104 sepolture, a stragrande maggioranza oggetto d’incenerimento.  

Capelli e barba folti inconfondibilmente rossi, Peter John condusse le più rilevanti campagne di scavo romane ed altomedioevali in città, tra gli Anni Ottanta a Novanta ed oltre del secolo scorso, al fianco della soprintendente d’allora, Giuliana Cavalieri Manasse.

Hudson e Thompson, dopo aver collaborato nelle ricerche nel cortile del Tribunale, lavorarono ancora assieme per le ricerche del Campidoglio, sotto Palazzo Maffei e Corte Sgarzerie, dove oggi gli scavi sono visitabili.

Appassionato dei periodi longobardo ed alto-medioevale, Peter John Hudson era un vero topo da biblioteca, dove passava ore a cercare e studiare documenti d’epoca. Si sarebbe meritato (e si meriterebbe ancora) la cittadinanza onoraria con le chiavi della città alla memoria. Nonostante il sostanziale contributo dato alla conoscenza storica locale (oltre 150 interventi sul campo), il suo nome non compare nell’Albo dei Cittadini onorari e benemeriti del Comune di Verona. 

Se l’hanno concessa, nel 2008 ad un suo conterraneo in vita, per di più nato nella stessa città (Tim Parks, Manchester, 19 dicembre 1954, scrittore e giornalista naturalizzato italiano), residente nella città scaligera da anni, perché questa negligente smemoratezza istituzionale per un intraprendente archeologo in love with Verona come lui?