Un’apparecchiatura di ultima generazione per la laser therapy è stata donata all’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona dall’associazione di volontariato GIADA Aps, impegnata nel sostegno alle donne operate al seno e nella promozione della salute femminile. Il nuovo dispositivo sarà utilizzato soprattutto per trattamenti non ormonali dedicati alle pazienti oncologiche, per la chirurgia dell’endometriosi e per interventi di chirurgia fetale.

La presentazione si è svolta all’Ospedale della donna e del bambino alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità e programmazione socio-sanitaria del Veneto Gino Gerosa, alla sua prima visita ufficiale a Verona dopo l’insediamento. Ad accoglierlo il direttore generale di Aoui Paolo Petralia e la rettrice dell’Università degli Studi di Verona Chiara Leardini.

Presenti anche la presidente di GIADA Aps Anna Maria Nalini, la direttrice della Chirurgia senologica e coordinatrice della Breast Unit Francesca Pellini, il direttore di Ostetricia e ginecologia Stefano Uccella e il dottor Stefano Scarperi.

Terapie non invasive per le donne operate al seno

L’apparecchiatura consentirà di trattare i sintomi dell’atrofia vulvovaginale, una condizione molto frequente nelle donne sottoposte a terapie ormonali dopo un tumore al seno. I trattamenti oncologici possono infatti indurre una menopausa precoce, provocando secchezza, infiammazione, irritazioni, dolore e maggior rischio di infezioni.

La laser therapy rappresenta in questi casi una soluzione non ormonale e non invasiva. Il trattamento, effettuato in regime ambulatoriale, dura pochi minuti e non richiede anestesia. Il calore prodotto dal laser stimola il metabolismo dei tessuti e favorisce il recupero della mucosa vaginale, con benefici che possono protrarsi anche oltre un anno dal termine del ciclo terapeutico.

Un supporto anche per l’endometriosi e la chirurgia fetale

L’utilizzo del laser porterà vantaggi anche nella chirurgia dell’endometriosi. La tecnologia permette infatti interventi più precisi e meno invasivi, con minore sanguinamento e una migliore conservazione del patrimonio ovarico, elemento fondamentale per preservare la fertilità femminile.

Il dispositivo sarà inoltre impiegato nella chirurgia fetale, ambito che Aoui sta sviluppando come nuova frontiera clinica. Attraverso questa tecnologia sarà possibile effettuare interventi intrauterini su feti con patologie complesse, aumentando le possibilità di sopravvivenza e di cura.

Gerosa: “Esempio concreto di sussidiarietà”

Nel suo intervento, l’assessore regionale Gino Gerosa ha sottolineato il valore della collaborazione tra sanità pubblica e volontariato: “Oggi vediamo un tipico esempio di sussidiarietà orizzontale, con il terzo settore che aiuta concretamente il servizio sanitario regionale. Questa donazione accompagna le persone non solo nella diagnosi e nella terapia, ma anche nel percorso successivo di cura e benessere”.

Gerosa ha inoltre ribadito l’importanza della prevenzione in un sistema sanitario pubblico: “Ogni euro investito in prevenzione genera un risparmio molto più alto nelle cure”.

Petralia: “L’Ospedale donna-bambino è il futuro dell’Azienda”

Il direttore generale Paolo Petralia ha ringraziato volontarie e professionisti coinvolti nel progetto, evidenziando il valore umano oltre che clinico della donazione.

“Questo ospedale rappresenta una vera eccellenza, ricca di competenze e potenzialità. Il nostro obiettivo è rilanciare ulteriormente il polo donna-bambino, facendolo diventare un punto di riferimento non solo regionale”, ha dichiarato.

GIADA Aps: “Un traguardo raggiunto con orgoglio”

La presidente Anna Maria Nalini ha ricordato come l’associazione, nata tre anni fa, conti oggi circa 920 iscritti e operi in numerosi reparti ospedalieri grazie a una convenzione con Aoui.

“Il costo del laser ci spaventava, ma grazie all’impegno delle volontarie e del comitato scientifico siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo. Lo doniamo con orgoglio a tutte le donne che ne avranno bisogno”, ha spiegato.

Anche la coordinatrice della Breast Unit Francesca Pellini ha sottolineato come il progetto sia nato dall’esigenza di migliorare la qualità della vita delle pazienti oncologiche, evitando che gli effetti collaterali delle terapie portino all’interruzione delle cure.

Per il dottor Stefano Scarperi il contributo del volontariato rappresenta anche “un richiamo continuo all’umanizzazione della medicina”, mentre il professor Stefano Uccella ha evidenziato le molteplici applicazioni del dispositivo, definendolo “uno strumento fondamentale per migliorare concretamente la vita delle pazienti e sviluppare nuove opportunità terapeutiche”.