(Paolo Danieli) Ricordo come se fosse ieri che un vigilie in motocicletta, abbigliato come Alberto Sordi nel celeberrimo film “Il vigile”, casco, giacca di pelle nera e stivaloni, mi fermò all’incrocio fra via Camozzini e via Ederle. Non mi ero fermato allo stop. Ero in bici. Correvano i primi anni ’60. Avrò avuto 12 o 13 anni. Scese severo dalla moto.
Come Albertone nel film si sfilò i guanti neri che coprivano metà avambraccio e mi affibiò 500 lire di multa. Non poco per l’epoca. Io mi ero giustificato dicendo che non c’era nessuno. Ma lui fu irremovibile: il segnale dice che bisogna fermarsi. Non importa se non c’è nessuno. E mi consegnò un foglietto bianco strappato da un blocco con il motivo e la cifra della sanzione.
Sarebbe bastato un rimprovero. Mi chiedo ancora se era il caso di prendersela con un ragazzino. Ma tant’è stato. E ancora me lo ricordo, non senza un certo risentimento. Ho sempre pensato che quel vigile, pur avendo ragione, aveva esagerato. Un po’ ottuso. Proprio come “il vigile” Alberto Sordi.

Questo episodio ci dice come son cambiate le cose. E’ passato mezzo secolo e anche di più. Ma quando mai oggi a un vigile passerebbe per la testa di prendersela, non dico con un ragazzino di 12 anni in bici, ma con un ciclista? Oggi a chi gira in bici tutto è permesso: andare sul marciapiede e in contromano, passare col rosso e attraversare la strada sulle strisce pedonali, anche quelle dove non può. Figuriamoci se potrebbe prendere la multa se non si ferma allo stop!
Eppure allora vigeva ancora il principio che le regole bisogna rispettarle. Frutto di una cultura che non c’è più. O che, nella migliore dell’ipotesi, va sparendo.
E se viene meno il rispetto delle regole, c’è il caos. Subentrano l’arbitrio e la licenza, che della libertà sono il contrario. E quel vigile aveva applicato questo sacrosanto principio.

Responsabili di questo stato di cose sono le istituzioni. Perché, come i cittadini hanno l’obbligo di rispettare le regole, pena una sanzione, così le istituzioni hanno l’obbligo di farle rispettare. A tutti. Non a chi è più facile. Non a chi è meno rischioso. Non farlo, per un rappresentante delle istituzioni, è come violare una regola per un cittadino comune. Solo che a lui non viene comminata nessuna sanzione. E non è giusto.
Se io cittadino devo rispettare le regole e se non lo faccio prendo la multa, tu, vigile, poliziotto o carabiniere che tu sia, hai l’obbligo di farle rispettare. Altrimenti devi essere punito. Ma non avviene.
Il vigile alle prese con ciclisti e monopattini
Di esempi ce ne sono quanti se ne vuole. E questo non dà credito alle istituzioni. Basta girare per Verona. Quanti sono i monopattinisti che girano senza casco? L’80%, per ammissione del comandante dei vigili e dell’assessore alla Sicurezza del Comune di Verona. Avete mai visto un vigile fermarli? Se l’80% gira senza casco vuol dire che c’è qualcosa che non funziona nell’azione della Polizia locale.
Però quel giorno che m’ero dimenticato di allacciare il casco mi hanno fermato subito. Ed anche quella volta che passeggiavo con il mio cane senza guinzaglio. Giustamente.
E’ più facile fermare un veronese che gira tranquillamente sul suo scooter o passeggia col suo cane piuttosto che bloccare due maranza senza casco-targa-assicurazione che passano in monopattino in barba al Codice della Strada. Questi magari manco si fermano, bisogna inseguirli e magari può succedere anche qualcosa di spiacevole.
Meglio dedicarsi ai divieti di sosta. O stare in ufficio
E’ così che il rispetto delle regole va a farsi benedire. Di questo passo Verona diventerà come Napoli, dove girano in motorino in 3 e il casco è solo un fastidioso optional. E chi di dovere si gira dall’altra parte.
