(di Francesca Romana Riello) Gran Guardia, la musica della solidarietà rischia di fermarsi : quasi 45 mila euro raccolti in tre anni e destinati interamente alla solidarietà. Ora il futuro della rassegna La Musica si fa Solidarietà passa dal confronto tra gli organizzatori e il Comune sul costo di utilizzo dell’Auditorium della Gran Guardia. Le parti continuano a parlarsi e l’obiettivo, almeno per il momento, resta quello di trovare una soluzione che consenta all’iniziativa di svolgersi anche nel 2026.
L’iniziativa
Dal 2023 al 2025 la manifestazione, ideata da Federico Martinelli e promossa dall’associazione culturale Quinta Parete, ha riunito sullo stesso palco musica, testimonianze e solidarietà, coinvolgendo il mondo sanitario, il volontariato e numerose realtà del Terzo Settore. Il ricavato delle tre edizioni è stato destinato ad associazioni, fondazioni e strutture ospedaliere.
«In tre anni siamo riusciti a raccogliere quasi 45 mila euro, interamente devoluti a enti del Terzo Settore, realtà ospedaliere, associazioni impegnate nell’assistenza e fondazioni di rilevanza nazionale», ricorda Martinelli.
La richiesta di utilizzare nuovamente la Gran Guardia è stata presentata nei primi mesi dell’anno. Da quel momento, secondo gli organizzatori, il confronto con Palazzo Barbieri si è protratto per diversi mesi, rendendo sempre più difficile programmare la nuova edizione.

Gran Guardia, la musica della solidarietà rischia di fermarsi
Il nodo della vicenda riguarda il nuovo canone per l’utilizzo dell’Auditorium. Se nelle precedenti edizioni il costo era di circa 500 euro, per il 2026 la cifra richiesta sarebbe salita a circa 4 mila euro più Iva.
Per Martinelli si tratta di un importo che rende molto difficile sostenere economicamente una manifestazione senza finalità commerciali e che devolve integralmente il ricavato in beneficenza.
«Riteniamo che un bene pubblico come la Gran Guardia non debba essere valutato esclusivamente secondo logiche economiche. Cultura, solidarietà, arte e divulgazione scientifica rappresentano valori che un’amministrazione dovrebbe incentivare e promuovere».
Palazzo Barbieri, però, legge la vicenda in modo diverso.
L’assessore al Patrimonio Alessia Rotta spiega che la revisione delle tariffe non riguarda soltanto La Musica si fa Solidarietà, ma tutte le realtà che nel 2026 chiedono di utilizzare la Gran Guardia.
«Purtroppo il Comune si trova a fare i conti con un disavanzo economico e ha una responsabilità, prima di tutto, nei confronti dei cittadini. Per questo il prezzo è cambiato per tutti e non soltanto per questa manifestazione. Il mantenimento della Gran Guardia comporta costi molto elevati e non possiamo pensare che a sostenerli siano i singoli cittadini».
L’assessore sottolinea inoltre che il confronto con gli organizzatori non si è mai interrotto. «Abbiamo chiesto loro di pazientare ancora un momento proprio per cercare una soluzione che potesse andare bene». Un segnale che lascia aperta la possibilità di arrivare a un’intesa.

Il confronto
Le posizioni restano diverse. Gli organizzatori temono che il nuovo canone possa mettere in discussione la continuità di un evento che in 3 anni ha raccolto quasi 45 mila euro per progetti di solidarietà. Il Comune, invece, richiama la necessità di applicare le nuove tariffe in modo uniforme, tenendo conto del disavanzo economico dell’ente e degli elevati costi necessari per la gestione e la manutenzione della Gran Guardia.
Martinelli, però, non considera chiusa la partita.
«Dietro quei 45 mila euro ci sono associazioni, pazienti, famiglie e progetti che hanno beneficiato concretamente delle donazioni raccolte. Il nostro obiettivo resta quello di far vivere anche la quarta edizione».
Il confronto, quindi, resta aperto. Da una parte gli organizzatori sperano di riuscire a salvare anche l’edizione 2026 della manifestazione; dall’altra il Comune ribadisce la necessità di conciliare il sostegno alle iniziative della città con gli equilibri di bilancio e i costi di gestione della Gran Guardia. Saranno i prossimi incontri a dire se sarà possibile trovare un punto d’incontro.
