La Regione valuta il ricorso anticipato all’acqua delle dighe alpine

(fi.to) Temperature elevate, poche piogge e portate dei fiumi in progressivo calo. In Veneto cresce l’attenzione sulla siccità, con l’Adige già in stato di crisi idrica e la Regione al lavoro per valutare le possibili misure da adottare nei prossimi giorni.

A fare il punto è l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini, che parla di una situazione in rapido e progressivo peggioramento, monitorata insieme ad ARPAV, Consorzi di bonifica e soggetti gestori.

Particolare attenzione è rivolta al territorio padovano, che dipende in larga parte dalle risorse idriche provenienti dall’Adige attraverso il sistema del Lessinio Euganeo Berico, il LEB. Una parte di quest’acqua viene immessa nel Bacchiglione a Montegaldella e contribuisce poi ad alimentare il sistema idraulico che raggiunge Padova.

Tra le ipotesi allo studio c’è anche il ricorso anticipato alle riserve accumulate negli invasi montani, una misura che solitamente viene presa in considerazione più avanti, nel mese di luglio. Il fatto che se ne discuta già a fine giugno, sottolinea Venturini, conferma la delicatezza del quadro.

La disponibilità d’acqua non riguarda soltanto agricoltura e ambiente, ma anche il funzionamento di infrastrutture strategiche. Tra queste il termovalorizzatore di Padova, che utilizza l’acqua del Piovego per i sistemi di raffreddamento.

«Le riserve presenti nelle dighe alpine rappresentano oggi una risorsa preziosa, ma senza precipitazioni significative non possono essere una soluzione strutturale», evidenzia Venturini. Il rischio, in assenza di piogge, è l’ingresso in una fase di crisi sempre più marcata.

La Regione punta dunque a muoversi in via preventiva, con monitoraggio continuo e decisioni basate sui dati tecnici. L’obiettivo è garantire la sicurezza idraulica del territorio e la continuità delle attività che dipendono dalla disponibilità d’acqua, intervenendo prima che la criticità si trasformi in emergenza.