Verona si conferma un punto di riferimento internazionale per la melicoltura. Una delegazione composta da 23 coltivatori di mele della Corea del Sud, accompagnati da un docente della Kangwon National University, è stata ospite di Confagricoltura Verona per approfondire le tecniche di coltivazione adottate nel territorio veronese e conoscere il sistema italiano di sostegno al comparto agricolo.

L’incontro, svoltosi il 3 luglio, ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra due realtà accomunate dalle sfide imposte dai cambiamenti climatici. In Corea del Sud, dove le mele rappresentano il secondo frutto più coltivato dopo gli agrumi, la produzione si sta progressivamente spostando verso le regioni settentrionali a causa dell’aumento delle temperature, delle estati sempre più torride e delle gelate tardive. Un fenomeno che interessa anche il Veronese e che sta accelerando l’adozione di sistemi di smart farming per il monitoraggio dell’umidità, dell’irrigazione e del controllo dei parassiti.

La delegazione coreana nella sede di Confagricoltura Verona

«È stato un confronto particolarmente interessante – ha spiegato il presidente di Confagricoltura Verona, Alberto De Togni –. I nostri ospiti volevano conoscere lo stato della melicoltura veronese sotto il profilo commerciale, tecnico e fitosanitario, ma anche comprendere come sono organizzate le politiche di sostegno al settore e il ruolo che svolgiamo nel coordinamento tra produzione e distribuzione. Siamo orgogliosi di essere stati scelti come punto di riferimento per approfondire il sistema agricolo italiano e le tecniche di coltivazione più specializzate. È un’ulteriore conferma dell’eccellenza di Verona nel comparto frutticolo».

Al fianco del presidente durante l’incontro c’era anche Francesca Aldegheri, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Verona, che ha evidenziato le numerose problematiche condivise dai due Paesi. «È stata un’esperienza di reciproco scambio – ha sottolineato –. Anche i produttori coreani faticano a reperire manodopera perché i giovani sono sempre meno interessati al lavoro agricolo e devono quindi ricorrere a lavoratori stranieri. Inoltre subiscono, come noi, le oscillazioni del mercato senza disporre di strumenti che garantiscano un prezzo minimo ai produttori».

Il presidente Alberto De Togni con la delegazione coreana

Tra le criticità comuni figura anche la presenza della cimice asiatica. In Corea il problema viene affrontato con fitofarmaci più efficaci rispetto a quelli consentiti nell’Unione europea, dove la normativa impone limiti più stringenti. Proprio questo, secondo Aldegheri, ha spinto la frutticoltura veronese a investire maggiormente nella sostenibilità, puntando sulla ricerca di varietà vegetali più resistenti alle alte temperature e ai lunghi periodi di siccità e su strategie di difesa fitosanitaria innovative.

L’incontro ha confermato il ruolo di Verona come laboratorio di innovazione agricola e modello internazionale per una melicoltura sempre più resiliente ai cambiamenti climatici.