L’incontro
(di Francesca Romana Riello) Quattro racchette, una storia: c’è chi è arrivato fino al numero 108 del mondo. Chi ha battuto Adriano Panatta davanti al pubblico italiano, chi si è trovato dall’altra parte della rete contro Guillermo Vilas, e chi, conclusa la carriera, oggi forma centinaia di giovani tennisti. Corrado Aprili, Massimo Zampieri, Mariano Vantini e Juri Margotto saliranno sullo stesso palco per ripercorrere una stagione del tennis veronese che ha lasciato il segno ben oltre i confini della provincia.
Non sarà una passerella di ricordi o un semplice elenco di risultati. Sarà piuttosto un viaggio dentro il tennis vissuto da chi lo ha praticato ad alto livello, tra vittorie, occasioni colte, infortuni e sacrifici spesso invisibili. A moderare l’incontro sarà il giornalista Gianluca Tavellin.

Quattro racchette, quattro percorsi
Se si guarda alle classifiche internazionali, il veronese arrivato più in alto è Corrado Aprili, che nel 1986 raggiunse il numero 108 ATP e il terzo posto tra gli italiani. Cresciuto al Circolo Tennis Alpo, fondato dal padre Angelo Aprili, fece parlare di sé già da giovanissimo. Al Trofeo Bonfiglio del 1982 superò un quindicenne Boris Becker al termine di una sfida rimasta nella memoria, chiusa 7-6, 6-7, 9-7.
Poi arrivarono i primi punti nel circuito professionistico, lo scudetto italiano in singolare e in doppio, la promozione in Serie A e i risultati che lo portarono stabilmente nel tennis internazionale. Nel 1987, a Firenze, firmò probabilmente l’impresa più importante della carriera battendo l’ecuadoriano Andres Gomez, allora numero nove del mondo e campione in carica del torneo.
Una grave ernia al disco interruppe però la sua crescita proprio quando sembrava pronto per il definitivo salto di qualità. Riuscì comunque a tornare in campo e a qualificarsi ancora per gli Internazionali d’Italia, ma il fisico non gli consentì più di trovare continuità. Nel 1990 chiuse l’attività internazionale. L’ultima immagine resta quella della semifinale del torneo Mondadori di Verona, persa contro Richard Krajicek, che qualche anno più tardi avrebbe conquistato Wimbledon.
Se Aprili è stato il veronese con la classifica più alta, Massimo Zampieri è stato uno dei giocatori che più spesso ha saputo sorprendere avversari di primo piano. Da junior batté Patrick McEnroe e raggiunse la finale del Trofeo Bonfiglio, dove si arrese soltanto al francese Guy Forget.
Ma il ricordo che molti conservano è quello del 1982, quando, grazie a una wild card, eliminò Adriano Panatta nel torneo ATP di San Benedetto del Tronto. Due anni più tardi arrivò la consacrazione: vinse il torneo ATP di Rio de Janeiro superando in finale il cileno Hans Gildemeister Acuña e conquistò anche il titolo italiano di doppio insieme a Massimo Cierro.
Vestì la maglia azzurra nelle competizioni giovanili, partecipò agli US Open Junior e disputò tre edizioni degli Internazionali d’Italia e due del Roland Garros. La carriera si concluse nei primi anni Novanta, quando il gomito del tennista iniziò a limitarne il rendimento.

Il tennis raccontato dai protagonisti
Il percorso di Mariano Vantini seguì una strada diversa. Cresciuto al Tennis Scaligero, mise in mostra una tecnica raffinata e una notevole varietà di gioco che gli aprirono presto le porte degli stage federali.
Nel 1987 conquistò il campionato italiano di Serie B in singolare, doppio e a squadre, risultato che gli permise di entrare nel circuito professionistico. L’anno successivo vinse un torneo in Ungheria e all’Open di San Marino affrontò Guillermo Vilas, riuscendo a giocare alla pari con uno dei grandi protagonisti del tennis mondiale.
Nel corso della carriera partecipò a due Internazionali d’Italia e a due ATP di Firenze, aggiungendo poi numerosi titoli nazionali conquistati con i circoli veronesi, sia da giocatore sia da allenatore.
Completa il quartetto Juri Margotto, campione italiano Under 18 in singolare e doppio, azzurro in tutte le categorie giovanili e capace di raggiungere il numero 350 della classifica ATP nel 1994.
Terminata la carriera agonistica ha scelto di restare in campo, dirigendo il Circolo Tennis Scaligero e coordinando una delle scuole tennis più numerose del Triveneto. Accanto all’attività tecnica ha affiancato anche quella di autore. Nel libro “OSA. Ordine, solidità e arroganza tennistica” racconta il lato meno visibile dell’agonismo, quello fatto di equilibrio mentale, disciplina e gestione della pressione. La prefazione è firmata da Massimo Sartori, storico allenatore di Andreas Seppi e tra i primi a intuire il talento di Jannik Sinner.
Quattro percorsi diversi, quattro modi di vivere lo stesso sport. Sul palco non saliranno soltanto ex professionisti, ma una generazione di tennisti che ha contribuito a scrivere alcune delle pagine più significative del tennis veronese. Dietro ogni vittoria ci sono allenamenti, rinunce, viaggi, infortuni e tante occasioni da conquistare punto dopo punto. Sarà questo, probabilmente, il vero filo conduttore della serata.

