Il gas può scatenare una nuova crisi energetica

(Attilio Zorzi) Il prezzo dell’energia elettrica in Italia torna a lanciare un segnale d’allarme. Per il 15 luglio il Gestore dei Mercati Energetici (GME) ha fissato il prezzo del PUN a 165,91 euro/MWh, un livello decisamente superiore rispetto alle medie registrate nelle scorse settimane e che riflette il crescente nervosismo dei mercati energetici, e si colloca invece sui valori dell’inizio della Guerra in Iran, ai primi di marzo.
Dietro questo rialzo c’è proprio il gas naturale, che continua a rappresentare il principale fattore di formazione del prezzo dell’elettricità italiana, attraverso il sistema marginalista. E sul fronte del gas si stanno sommando diversi elementi di preoccupazione, che vanno dalla guerra nel Golfo, alla chiusura delle forniture russe, fino all’elevato costo del GNL americano.

Inoltre gli stoccaggi europei che, pur essendo in fase di riempimento, restano inferiori rispetto agli standard degli ultimi anni preoccupano non poco la tenuta del prezzo per l’inverno. Secondo ACER, l’agenzia europea dei regolatori energetici, l’Unione Europea dovrà aumentare sensibilmente le importazioni di GNL durante l’estate per arrivare preparata all’inverno, mentre il riempimento dei depositi sarà più costoso in un mercato internazionale sempre più competitivo. O, per dirla più semplicemente, gli Stati Uniti si faranno pagare le forniture molto care, e con il blocco obbligato di Hormuz e quello autoimposto del gas siberiano, saranno gli offerenti ad imporre i prezzi ai compratori europei.

Hormuz incide sul mercato dell’energia

Infatti, le tensioni nello Stretto di Hormuz, con un secondo blocco del transito, avvenuto dopo gli attacchi di questi giorni, stanno già producendo effetti sui mercati. Nelle ultime sedute il prezzo del gas europeo è tornato sopra i 54 euro/MWh, ed anche petrolio e le materie prime energetiche hanno ripreso a correre.

La Commissione europea, al momento, invita alla prudenza e sottolinea che non esistono rischi immediati per la sicurezza degli approvvigionamenti grazie alle scorte e alla capacità di importazione di GNL, ma l’UE non è affidabile in materia perché non ha mai avuto una corretta e realistica visione del mercato energetico. Non a caso Bruxelles ha sbagliato tutte le scelte energetiche dell’ultimo decennio, dal green deal, alle sanzioni alla Russia, fino alla lotta al nucleare.

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Il problema sta proprio qui: se le tensioni dovessero protrarsi e il costo del gas dovesse impennarsi nuovamente, l’effetto domino si trasmetterebbe automaticamente alle bollette elettriche di famiglie e imprese, con aumenti dei costi che sarebbero deleteri, in una situazione già difficile dal punto di vista economico.
D’altronde, l’Italia, continua a produrre una parte significativa della propria energia con centrali a gas, rendendo il prezzo dell’elettricità particolarmente sensibile alle oscillazioni del combustibile.

Non si tratta quindi di fare allarmismo, ma di leggere i dati. Il mix tra stoccaggi ancora da completare, forte dipendenza dal GNL e instabilità geopolitica rappresenta una combinazione potenzialmente foriera di crisi. Se il mercato iniziasse a temere carenze di approvvigionamento per il prossimo inverno, il rischio di una nuova corsa al rialzo dei prezzi diventerebbe concreto, con ripercussioni sull’inflazione, sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.

La speranza, ormai utopica, è che la diplomazia riesca a evitare un’escalation. Ma l’energia, ancora una volta, dimostra quanto economia e geopolitica siano oggi strettamente intrecciate e quanto sia fondamentale essere indipendenti energeticamente e strategicamente per parlare e trattare con tutti gli attori mondiali, senza essere troppo supini alle scelte sovranazionali di Nato ed UE.