(Orazio Albanese) I dati di ‘Cruscotto Italia’, la piattaforma dell’Agenzia per l’Italia Digitale che aggrega e visualizza i dati pubblici di tutti i Comuni italiani sono del 2021. Ma è lecito pensare che non vi siano state variazioni significative negli ultimi 5 anni, in quanto le dinamiche lavorative prese in considerazione non è che variano tutti i giorni.
Secondo la piattaforma governativa ogni giorno ci sono 52.419 persone che vengono a lavorare a Verona da fuori. Provengono dai comuni della cintura oppure da più lontano. Ma poco importa. E’ un esercito di più di 50 mila persone che giungono in città. Ci sono, ovviamente, anche quelle che fanno un percorso inverso. Cioè che da Verona si spostano per andare a lavorare in provincia o fuori. Queste sono la metà, precisamente 26.672.
Sia gli uni che gli altri comunque si muovono in un senso o nell’altro. Poi alla sera ciascuno torna a casa sua da dove è venuto. Sommati sono 79.021 persone che vanno e vengono da Verona ogni giorno. Una città di quasi 80 mila abitanti in movimento.
E come lo fanno? Qualcuno andrà in treno. Qualcun altro in bus o forse in moto. La stragrande maggioranza lo fa in macchina.

A questo punto impossibile non fare una considerazione che riguarda la politica della mobilità dell’amministrazione Tommasi che insegue l’obiettivo ideologico di far andare tutti a piedi o in bicicletta riempiendo la città di piste ciclabili più o meno inutili, in quanto sempre deserte.
80 mila ma non in bici
Di questi 79.021 persone che vanno e vengono da fuori città, quanti lo fanno in bicicletta? Quanti saranno che vengono a lavorare a Verona da Legnago, da Nogara o anche da Pescantina in bici? Fate voi, secondo logica.
Allora è già scritto che continueranno ad usare l’auto quand’anche il Comune allestisse ciclabili ovunque.
Possono sempre usarle, si potrà obiettare, quelli che lavorano in città. Che però, a giudicare da come sono deserte in qualsiasi ora del giorno e della notte, con il bello o con il cattivo tempo, con il caldo e con il freddo, non lo fanno.

E quei pochi che inforcano il loro biciclo per andare, che so io, da Montorio all’Ospedale di Borgo Trento, o da Ponte Crencano in Zai o da una parte all’altra della città meritano sicuramente un encomio solenne da parte del sindaco e del suo assessore Ferrari. In questi giorni, con 35 gradi pedalare sotto il sole anche solo per pochi chilometri significa arrivare sciolti e impresentabili in ufficio o in fabbrica. Oppure se piove, tutti bagnati, visto che al lavoro ci sia deve andare con qualsiasi tempo.
Giusto allora che Tommasi dia loro un riconoscimento. Una medaglia, una coppa, una menzione in un apposito albo. Costerà sempre meno dei soldi che i veronesi devono spendere per fare le piste ciclabili.
