(p.d.) La votazione sulle preferenze alla Camera, a voler trarre il bene anche dal male, a qualcosa è servita.
La bocciatura è un male. Per fortuna non definitivo, in quanto rimediabile al Senato. Sempre che ci sia la volontà politica. L’iter sarebbe questo.
l’emendamento bocciato a Montecitorio viene ripresentato. A Palazzo Madama non è ammesso il voto segreto su un tema politico come quello della legge elettorale. I senatori del centrodestra, anche quelli contrari alle preferenze, sono costretti a votare a favore, a meno di non dissociarsi dai rispettivi partiti, cosa molto difficile perché significherebbe non essere ricandidati. L’emendamento viene approvato.

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l’aula della Camera

Le preferenze potrebbero tornare con la fiducia alla Camera

Quindi la legge, essendo stata modificata, deve tornare alla Camera per l’approvazione definitiva. Ma siccome si verificherebbe di nuovo la richiesta di voto segreto con tutti i rischi che ne sono conseguiti, a quel punto Giorgia Meloni dovrebbe porre il voto di fiducia sulla legge elettorale. Il voto di fiducia è palese e nominale per cui o i deputati della maggioranza si allineano alla decisione dei rispettivi partiti di votarla, oppure escono allo scoperto con tutte le conseguenze del caso, non ultima la caduta del governo e le elezioni anticipate.

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Questo lo scenario che si presenterebbe nel caso in cui la Meloni, che ancora una volta ha avuto le palle di metterci la faccia, decidesse di insistere sulle preferenze. Se invece accettasse la sconfitta le preferenze salterebbero definitivamente.

In tutto questo c’è però un aspetto interessante, che va al di là dello specifico della legge elettorale e che riguarda il futuro del centrodestra. Le preferenze hanno funzionato come una specie di ‘prove tecniche di trasmissione’ tra Vannacci e Meloni. Il generale, con le foto della votazione dei suoi deputati, ha voluto dimostrare alla premier che un accordo con Futuro Nazionale è possibile e che da parte sua c’è tutta la disponibilità a farlo.

Da parte sua la Meloni deve considerare che in un momento topico come quello della legge elettorale la coalizione ha traballato. Una trentina di franchi tiratori non sono certo una rassicurazione per il futuro. Come non lo sono i sondaggi che vedono Futuro Nazionale crescere ogni giorno e diventare determinante per la vittoria del centrodestra alle elezioni dell’anno prossimo.

Cominciare a ragionare con il generale in vista del 2027 sarebbe cosa buona e giusta.

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