Legge elettorale: introdurre le preferenze per ridare ai cittadini il potere di scegliere chi li rappresenta
(p.d.) Se nella nuova legge elettorale in discussione al parlamento dovessero riuscire a mettere le preferenze sarebbe una buona notizia per la democrazia. La possibilità dell’elettore di scegliere chi mandare a Roma a rappresentarlo, è un fattore essenziale della democrazia rappresentativa. Che è il sistema che la Costituzione ci ha consegnato.
La democrazia o è rappresentativa o è diretta
Infatti se l’elettore non può scegliere chi lo rappresenta, che democrazia rappresentativa è? E’ quello che accade in Italia.
Alle comunali, alle regionali ed alle europee può farlo. Alle politiche, che sono le più importanti, no. E qui gatta ci cova.
L’alternativa alla democrazia rappresentativa è quella diretta. Che può funzionare in un condominio o in una piccola comunità, ma che in un paese di 59 milioni di abitanti è impraticabile.
Una sottospecie di democrazia
Allora se diretta non è e non è nemmeno rappresentativa, in quanto non si possono scegliere i rappresentanti, che democrazia è? E’ una sottospecie di democrazia, in cui i partiti hanno sostituito il popolo nella scelta dei rappresentati. Di conseguenza i parlamentari, che secondo Costituzione rappresentano “la Nazione” in realtà con il sistema attuale rappresentano solo i partiti e non gli elettori.
La degenerazione dei partiti
In linea di principio ci potrebbe anche stare se i partiti fossero partiti veri, con meccanismi di partecipazione, rappresentanza e democrazia interna. Com’erano quelli della 1ª Repubblica. Ma non è così.
I partiti di oggi, nella quasi totalità, sono solo degli strumenti organizzativi nelle mani delle rispettive segreterie, cerchi più o meno magici dei vari leader, che fanno il bello e il cattivo tempo. Contenitori di voti dove gli iscritti non contano niente.
Men che meno nella scelta dei dirigenti e dei candidati che avviene sempre dall’alto. In questo modo i capi partito non scelgono i più bravi e rappresentativi, ma quelli più obbedienti. Il risultato è l’abbassamento del livello della classe politica e lo scivolamento del sistema formalmente democratico verso una sorta di oligarchia.

Preferenze e voto segreto
L’introduzione delle preferenze funzionerebbe come correzione a questa pericolosa deriva. Giorgia Meloni l’ha proposta. Brava. Un emendamento in questo senso verrà presentato in aula alla Camera. L’effettiva volontà di Fratelli d’Italia di introdurle la si misurerà se i suoi deputati rifiuteranno la proposta di voto segreto per approvarlo. Il perché è presto detto. Con il voto segreto chi sa che con le preferenze non verrebbe rieletto si guarderebbe bene dal votare a favore della loro introduzione e lo potrebbe fare anche contro la decisione del suo partito. Se invece accettassero il voto segreto…
