(David Benedetti *) Abbiamo costruito una società nella quale per esistere sembra ormai necessario essere connessi. Un mondo dove un clic dovrebbe sostituire una telefonata, un’app dovrebbe sostituire uno sportello e una password dovrebbe aprire ogni porta. Ma mentre celebriamo la velocità e la comodità del digitale, c’è una domanda che raramente ci poniamo: cosa succede a chi non riesce a seguirci?
La trasformazione digitale è stata pensata soprattutto per una generazione cresciuta insieme a Internet. I cosiddetti nativi digitali si muovono con naturalezza tra applicazioni, siti web, codici di accesso e servizi online. Per loro il digitale non è una tecnologia: è l’ambiente in cui vivono. Ma una società non è composta soltanto da chi è nato con uno smartphone in mano.
Esiste una popolazione numerosa di anziani che ha trascorso la maggior parte della propria vita in un mondo analogico. Persone che hanno sempre pagato bollette allo sportello, parlato con un impiegato, compilato moduli cartacei e ricevuto informazioni attraverso canali tradizionali. Oggi si trovano improvvisamente davanti a un universo fatto di SPID, QR code, app obbligatorie, procedure online e verifiche digitali. Un universo nel quale un errore può significare perdere tempo, non riuscire ad accedere a un servizio o dover chiedere aiuto per compiere un’operazione elementare.

Per molti il digitale diventa sinonimo di esclusione o dipendenza dagli altri
Il paradosso è evidente: strumenti nati per semplificare la vita spesso la complicano proprio alle persone che avrebbero più bisogno di semplicità. La tecnologia promette autonomia, ma per molti anziani produce dipendenza. Chi non sa usare Internet rischia di dover chiedere ai figli, ai nipoti o a sconosciuti di svolgere operazioni che un tempo faceva da solo.
Non è soltanto una questione di imparare a usare un computer o uno smartphone. È anche una questione di fiducia. Molte persone anziane hanno paura di sbagliare, di essere truffate, di cliccare sul pulsante sbagliato e compromettere qualcosa di importante. E spesso questa paura nasce perché i sistemi digitali vengono progettati pensando all’utente esperto, non a chi entra per la prima volta in questo mondo.

La digitalizzazione totale rischia così di creare una nuova forma di emarginazione: una società a due velocità, dove chi è competente naviga senza ostacoli e chi non lo è rimane bloccato davanti a uno schermo.
Il progresso tecnologico non può trasformarsi in un obbligo di adattamento permanente. Una società veramente moderna non è quella che elimina gli strumenti tradizionali il più rapidamente possibile, ma quella che garantisce a tutti la possibilità di partecipare. Digitalizzare è necessario, ma non significa cancellare chi non è digitale.
Perché una password dimenticata non dovrebbe mai diventare una barriera tra una persona e i suoi diritti.
*insegnante Liceo Scientifico
