Morta a 101 anni Mary de Rachewitz, figlia di Ezra Pound

(Angelo Paratico) Poche ore fa è morta Mary de Rachewiltz, aveva 101 anni, essendo nata a Bressanone il 9 luglio 1925. È stata una poetessa e saggista italiana. Era la figlia di Ezra Pound nata da una relazione con la violinista Olga Rudge, originaria dell’Ohio. Non fu subito riconosciuta dal padre e venne affidata a una famiglia di contadini tirolesi della Val Pusteria.  

Ebbe una difficile infanzia, ma essendo estremamente bella, nel 1946 Mary sposò l’egittologo italo-russo Boris de Rachewiltz. Si riunì completamente al padre dopo che fu arrestato dai partigiani e consegnato agli americani, che lo chiusero in una gabbia nel campo di Coltano e poi di Arena Metato, in provincia di Pisa. Il suo passatempo mentre stava al gabbio era la correzione del suo libro di Confucio, che poi pubblicò. Era passibile di impiccagione per alto tradimento, come accaduto a John Amery, arrestato a Como e impiccato, nonostante fosse il figlio del viceré d’India. Pound lo dichiararono pazzo per non impiccarlo e lo chiusero in un manicomio criminale al Saint Elizabeths Hospital, in cui rimase per dodici anni.

Ezra Pound 1945 May 26 mug shot

 Negli USA Mary e sua madre rividero Pound e lo visitarono regolarmente sino alla sua liberazione, avvenuta nel 1958 anche grazie a una mobilitazione internazionale di scrittori, alla quale lui non partecipò perché disse: “Uno schiavo è colui che aspetta che qualcuno lo venga a liberare”. Uscendo dal manicomio, Pound disse che negli Stati Uniti son tutti pazzi al di fuori dai manicomi e si rifugiò in Italia presso Mary, che viveva in Tirolo, a Castel Fontana. A chi gli chiedeva perché avesse sostenuto Benito Mussolini, egli rispondeva che aveva solo cercato di educarlo.

Dopo la morte del padre, Mary visse a Castel Fontana e a Merano, dove custodì l’archivio paterno e dove mantenne contatti con artisti e studiosi che si occupavano dell’opera di suo padre.

Mary non ha mai gradito l’uso del cognome Pound e intentò una causa, nel 2011, per costringere Casa Pound a cambiare nome. Nel 2016 il tribunale di Roma stabilì che CasaPound poteva usare quel nome, dato che non era un marchio di fabbrica della loro famiglia.

Verrà ricordata per aver assistito il padre e per aver conservato in ordine il suo archivio, le sue lettere e i suoi scritti. Le sopravvive il figlio Siegfried che abbiamo potuto incontrare l’anno scorso a Merano, dove aveva presentato una piccola mostra di oggetti appartenuti alla madre e ci aveva fatto da cicerone spiegandoci il loro significato e la loro origine.

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