(Angelo Paratico) Non passa giorno senza che esca qualche nuova notizia sul film Odissea di Christopher Nolan. A volte si tratta di una notizia positiva, e a volte negativa. L’ultima di segno positivo è che gli incassi vanno alla grande e che alla fine del suo ciclo raccoglierà circa 800 milioni di dollari, contro i 250 spesi per produrlo. La notizia negativa è che la società non profit che aveva noleggiato la nave vichinga per girare il film (ricostruita con gli stessi materiali e tecnica di quelle originali usate nel XI secolo dopo Cristo) è stata restituita piena di danni e rotture. La società che l’aveva noleggiata si è rivolta ai responsabili chiedendo un indennizzo, ma per ora non ha ricevuto alcuna risposta.

Il film
Ho visto il film ieri sera, al cinema Fiume e devo dire che è stata una grossa delusione. Si tratta di una libera interpretazione del poema omerico, e ognuno può ispirarsi come vuole a cosa vuole. Del resto, Omero non è più qui per lamentarsi e sporgere querele, quindi va bene così. Certe interpretazioni sono straordinarie: come Penelope interpretata da Anna Hathaway e Calipso da Charlize Theron, ma l’uso di attori neri, indiani, e cinesi (lo si vede togliersi i tappi di cera dalle orecchie e soccombere al fascino delle sirene) risulta assai irritante e fuori luogo, diciamo che ci stanno come i cavoli a merenda. Che ne direbbero di un film su Nelson Mandela interpretato da un attore biondo dagli occhi azzurri? So che qualcuno penserà che sia un bacchettone con tendenze razziste, ma assicuro i lettori che non è così. Quei visi non greci spezzano l’incanto scenico e mostrano che sono lì solo per rispettare la potente ideologia woke.

Sceneggiatura ridicola
La sceneggiatura scritta da Christopher Nolan fa acqua da tutte le parti, forse avrebbe fatto meglio ad affidarsi a un bravo professionista, che negli Stati Uniti abbondano, per evitare figuracce. Passino pure tutti gli anacronismi contenuti, ma alcuni facevano davvero ridere. Per esempio, i vogatori ai remi stavano con gli elmi e le corazze addosso, ma l’oscar va a Matt Damon/Ulisse che dice a Penelope, con aria preoccupata, che l’età del bronzo volge alla fine, utilizzando un termine creato tremila anni dopo.
L’ideologia e la controideologia hanno riempito le sale; la prova è stata che al termine della proiezione un nutrito numero di spettatori ha applaudito. Questa è la seconda volta che mi capita di sentire applausi al termine di un film, l’altra volta era stato per C’è ancora domani di Paola Cortellesi, ma lì l’entusiasmo era certamente più comprensibile e normale.

Vengono in mente le parole di Andrea Carandini, archeologo e professore emerito alla Sapienza, classe 1937: “Il male non sta nel film, sta nel non avere i confronti perché non esiste più la memoria. La tradizione è ormai dimenticata e l’epica è diventata l’evento più banale di cronaca”.
