(di Francesca Romana Riello) Il welfare fa rete nelle Pmi: otto aziende della provincia, i Comuni di Verona, Grezzana e Valeggio sul Mincio, l’Università di Verona ed enti di formazione, organizzazioni sindacali e realtà del Terzo settore hanno firmato ieri a Palazzo Barbieri il Patto per il Welfare Manifatturiero Veronese.

L’obiettivo è mettere a disposizione delle piccole e medie imprese servizi che da sole difficilmente riuscirebbero a organizzare: dalla gestione dei figli all’assistenza di un familiare anziano, fino al benessere psicologico. Servizi condivisi tra più aziende, costruiti sul territorio e rivolti ai lavoratori.

Il Patto nasce nell’ambito di W.I.P. – Welfare in Progress: modelli per le PMI Scaligere, progetto finanziato dalla Regione Veneto attraverso il programma FSE+ 2021-2027. Alla rete hanno aderito per ora otto aziende della provincia: Aircomp, Asso, Calzaturificio Jumbo, Dellas, Ebs, Emsibeth, Rittal Rcs Cooling Solutions e Savim Europe.

Il problema di trovare e trattenere personale

Lo stipendio resta centrale, ma non è più l’unico elemento che pesa nella scelta di un lavoro. Contano gli orari, la possibilità di conciliare professione e famiglia, i servizi disponibili e la qualità della vita dentro e fuori dall’azienda.

Nel frattempo aumenta il numero di persone che, mentre lavorano, devono occuparsi anche dei figli, di genitori anziani o di familiari non autosufficienti. Per le imprese significa fare i conti con necessità che fino a qualche anno fa rimanevano più spesso fuori dai cancelli dell’azienda.

«Nessuna azienda, soprattutto se di dimensioni contenute, può affrontare da sola tutte le trasformazioni sociali e organizzative in corso», osserva Claudio Cioetto, presidente di Confimi Apindustria Verona. L’associazione, promotrice del progetto, punta quindi a rendere accessibili anche alle realtà più piccole strumenti di welfare che una grande azienda riesce più facilmente a organizzare al proprio interno.

Il meccanismo è quello della condivisione. Più imprese utilizzano gli stessi servizi e le stesse convenzioni, evitando che ciascuna debba costruire un proprio sistema.

Gli ambiti individuati vanno dal sostegno a genitori e caregiver alla salute psicofisica, dall’inclusione lavorativa ai servizi di prossimità. Sono previsti anche piani aziendali e interaziendali e convenzioni con le realtà del territorio.

Il welfare fa rete nelle Pmi
Michele Bertucco e Claudio Cioetto firmano il Patto per il Welfare Manifatturiero Veronese.

Il welfare fa rete nelle Pmi

Firmato il Patto, ora bisognerà tradurlo in servizi.

Il programma guarda al triennio 2026-2028 e tra le prime azioni prevede un catalogo digitale per raccogliere i servizi già presenti sul territorio e una serie di convenzioni rivolte alle piccole e medie imprese. A queste dovranno aggiungersi nuovi progetti e un sistema per verificare i risultati raggiunti.

«Il Protocollo non è un documento puramente programmatico, ma un impegno operativo», sottolinea Lorenzo Bossi, direttore di Confimi Apindustria Verona. L’obiettivo, spiega, è costruire servizi e competenze condivise che possano continuare a funzionare anche dopo la conclusione del progetto finanziato.

Ed è uno dei punti da verificare nei prossimi tre anni: capire se la rete riuscirà a proseguire anche una volta terminati i finanziamenti e se altre aziende sceglieranno di aderire.

Alla firma erano presenti anche il presidente Cioetto e il direttore Bossi, la presidente di Confimi Industria Veneto Maria Paola Carlesi, il sindaco di Grezzana Arturo Alberti, l’assessore di Valeggio sul Mincio Simone Mazzafelli, i rappresentanti dell’Università di Verona e delle altre realtà coinvolte.

Per il Comune di Verona ha aperto l’incontro l’assessore al Lavoro Michele Bertucco, mentre per la Direzione Lavoro della Regione Veneto è intervenuto Beniamino Caputo.

«La firma rappresenta sia il punto di arrivo della prima fase del progetto, dedicata alla costruzione della rete territoriale, sia soprattutto l’avvio di una collaborazione destinata a durare nel tempo», ha spiegato Bertucco.

Una rete che parte da otto aziende

Accanto alle otto imprese, il Patto riunisce i Comuni di Verona, Grezzana e Valeggio sul Mincio, coinvolti anche come capofila dei rispettivi patti territoriali, l’Università degli Studi di Verona e soggetti che operano nella formazione, nel lavoro e nel sociale.

Ne fanno parte Lavoro & Società Impresa Sociale, T2i-Trasferimento Tecnologico e Innovazione, 541 Consulting, Centro Servizi Cisl, Enaip Veneto Impresa Sociale, Fondazione Enac Veneto C.F.P. Canossiano, Energie Sociali Cooperativa Sociale, Sol.Co Verona, Confimi Veneto, Confimi Apindustria Verona e Apiservizi, capofila del progetto.

Alla base restano questioni molto concrete: un genitore che deve far coincidere gli orari di lavoro con quelli dei figli, chi deve assistere un familiare anziano, un’azienda che cerca personale e fatica a trattenerlo.

Il primo banco di prova sarà il catalogo dei servizi. Da lì si comincerà a capire se una rete nata con otto aziende riuscirà ad allargarsi e, soprattutto, a diventare uno strumento utilizzato davvero da chi lavora.