La futura Zona Economica Speciale per il Nord Italia deve rappresentare un’opportunità di crescita per tutto il sistema produttivo veronese, con particolare attenzione alle micro, piccole e medie imprese. È la posizione espressa da Confimi Industria Veneto e Confimi Apindustria Verona, che intervengono nel dibattito aperto sulla possibile istituzione della ZES Nord, ritenuta uno strumento strategico per rafforzare la competitività del territorio.

Secondo le due associazioni, la ZES non dovrebbe limitarsi a favorire l’attrazione di nuovi investimenti attraverso agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative, ma diventare un volano per sostenere innovazione, occupazione qualificata e sviluppo equilibrato, valorizzando il tessuto produttivo locale.

«La proposta di una ZES Nord rappresenta un’opportunità concreta per rilanciare la competitività del nostro sistema produttivo e per dare risposte a imprese che oggi operano in un contesto sempre più complesso», afferma la presidente di Confimi Industria Veneto, Maria Carlesi. «Accogliamo con favore l’attenzione posta su questo tema dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, perché apre un confronto non più rinviabile sul futuro industriale del Veneto. Servono strumenti straordinari che consentano anche alle piccole e medie imprese di continuare a investire, innovare e creare valore».

La posizione di Confimi

Per Claudio Cioetto, presidente di Confimi Apindustria Verona, il territorio scaligero sta attraversando una fase di profonda trasformazione. «Verona è oggi uno dei principali hub logistici d’Italia e d’Europa, una vocazione che ha favorito importanti investimenti infrastrutturali. Parallelamente, però, assistiamo a un progressivo indebolimento delle micro e piccole imprese manifatturiere e artigiane che hanno costruito la ricchezza del nostro territorio».

Secondo Cioetto, molte aziende sono oggi alle prese con l’aumento dei costi, la pressione burocratica, le difficoltà di accesso al credito e il problema del ricambio generazionale. «Molte riducono gli investimenti, altre cessano l’attività. È un fenomeno che non possiamo sottovalutare e che deve essere parte integrante della discussione sulla ZES».

Confimi evidenzia il rischio che Verona si trasformi sempre più in una piattaforma dedicata alla logistica e alla movimentazione delle merci, perdendo progressivamente quella rete diffusa di piccole e medie imprese che garantisce occupazione stabile, innovazione e coesione sociale.

Per questo le associazioni chiedono che la futura ZES Nord sia costruita con una visione ampia, capace di sostenere sia l’insediamento di nuove imprese sia la crescita di quelle già presenti sul territorio.

«La sfida non è scegliere tra logistica e manifattura – concludono Carlesi e Cioetto – ma costruire un modello di sviluppo equilibrato, in cui la logistica continui a crescere senza sostituire quel patrimonio di micro, piccole e medie imprese che ha reso Verona uno dei territori economicamente più dinamici del Paese. La ZES Nord può diventare l’occasione per restituire centralità all’impresa che produce valore, lavoro e benessere diffuso».