(di Francesca Romana Riello) Caso Cibo, Rigo: «La sinistra rimane senza idoli» «Dalla medaglia d’oro alle patrie galere». Così Filippo Rigo commenta il caso di Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo, arrestato dalla Guardia di Finanza nell’indagine sulle due piantagioni di cannabis scoperte in un’area boschiva demaniale di San Giovanni Lupatoto.
Il consigliere regionale della Lega-Liga Veneta, in una nota, se la prende con lo street artist veronese e con la sinistra che, a suo dire, negli anni ne avrebbe fatto un simbolo.
«Finisce nel peggiore dei modi, ovvero con le manette della Guardia di Finanza, il mito dello street artist Cibo, dichiara. La carriera del nuovo idolo della sinistra è andata in fumo».
L’attacco dopo l’arresto
Spinazzè, 44 anni, è finito in manette insieme a un’altra persona: i finanzieri li hanno sorpresi dentro le due coltivazioni, circa 200 metri quadrati in tutto, nascoste nella vegetazione.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Verona, sono partite quando gli elicotteri della Sezione aerea della Guardia di Finanza di Venezia hanno individuato le piante durante alcuni sorvoli. Poi mesi di osservazioni e accertamenti, che avrebbero documentato i ripetuti accessi all’area.
Nel bosco c’erano un impianto di irrigazione centralizzato e alcune fototrappole nascoste tra la vegetazione. Sequestrate una ventina di piante, alcune alte fino a due metri, per oltre 60 chili di peso lordo. Percentuale di principio attivo e numero di dosi ricavabili li stabiliranno le analisi di laboratorio.
Nelle perquisizioni domiciliari i militari hanno trovato altre tre piante a casa di uno dei due arrestati e circa 53 grammi di marijuana in quella dell’altro. Entrambi sono indagati per coltivazione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

Caso Cibo, lo scontro era iniziato ad agosto
Già a fine agosto Rigo aveva contestato pubblicamente la proposta di assegnare a Cibo la medaglia d’oro della Città di San Giovanni Lupatoto.
«Per anni la sinistra e i centri sociali hanno coccolato questo personaggio, afferma ora Rigo, ergendolo a paladino dell’antifascismo militante e icona del politicamente corretto solo perché copriva scritte con disegni di broccoli e zucchine».
Spinazzè è noto anche fuori Verona per i suoi interventi contro svastiche, croci celtiche e scritte d’odio, che da anni copre con grandi disegni di frutta, verdura e altri alimenti.
Il 27 agosto Rigo aveva definito «imbarazzante» l’ipotesi di conferirgli la benemerenza, attaccando chi ne sosteneva la candidatura. Alla fine il nome di Cibo non è comparso tra le medaglie d’oro 2026 del Comune, consegnate il 30 agosto durante la rievocazione della Pace di Paquara.
«I nodi vengono al pettine»
«Pensare che gli esponenti di sinistra volevano persino tributargli i massimi riconoscimenti civici», rincara il consigliere.
Rigo parla di una «vera e propria attività professionale di coltivazione di stupefacenti», citando gli impianti di irrigazione e le fototrappole trovate nell’area. Allo stato attuale, però, ai due arrestati vengono contestate la coltivazione e la detenzione illecita di sostanze stupefacenti.
Il consigliere ringrazia la Guardia di Finanza e la Procura di Verona per l’operazione, poi torna all’attacco.
«I nodi vengono al pettine e la retorica progressista va letteralmente in fumo, conclude. Adesso il gioco è finito, le arance potrà solo mangiarle. La sinistra veronese e nazionale perde l’ennesimo idolo di cartone e si ritrova, è proprio il caso di dirlo, alla frutta».
